
Il cinema dell’orrore o cinema horror è un genere cinematografico caratterizzato quasi sempre da personaggi immaginari e mostruosi, situazioni macabre, irrazionali o di origine soprannaturale e con atmosfere da brivido.
Le prime immagini etichettabili horror, le ritroviamo agli albori del cinema muto. In alcuni cortometraggi muti realizzati da pionieri del cinema quali Georges Méliès: “Le manoir du diable” (1896), che viene considerato il primo film horror della storia, e “La caverne maudite” (1898).
L’avvento del XX secolo ci porta altre opere da considerare importanti per il genere, quali “Lo studente di Praga” del 1913 di Stellan Rye e la prima opera italiana, “L’Inferno” (dall’opera di Dante) del 1909 di Francesco Bertolini, Giuseppe De Liguoro e Adolfo Padovan.
Nel corso degli anni il genere horror è andato a creare numerosi sottogeneri, qui di seguito, cercheremo di illustrarne alcuni:
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Body Horror o Horror biologico
Genere soprattutto cinematografico, nel body horror i sentimenti di orrore e paura nello spettatore vengono creati attraverso la rappresentazione di deformità fisiche del corpo; temi ricorrenti sono per esempio mutazioni genetiche, malattie deturpanti, mutilazione e così via. Questi elementi possono essere combinati con altri propri dell’horror psicologico, per cui la deformità del corpo si accompagna alla degenerazione mentale dell’individuo; un esempio classico in questo senso è nel film “La mosca”. Il concetto di deformità è spesso caricato di significati allegorici; il già citato “La mosca”, per esempio, viene talvolta interpretato come allegoria della vecchiaia, e “Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York” tratta attraverso la deformità fisica anche il tema del trauma conseguente a uno stupro.
Alcuni film appartenenti a questo sottogenere sono: “Il demone sotto la pelle” di David Cronenberg (1975), “Rabid – Sete di sangue” di David Cronenberg (1977), “Possession” di Andrzej Żuławski (1981), “La cosa” di John Carpenter (1982), “Re-Animator” di Stuart Gordon (1985), “Blob – Il fluido che uccide” di Chuck Russell (1988), “Body Melt” di Philip Brophy (1993) e “Doom” di Andrzej Bartkowiak (2005).
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Cannibal movie
I cosiddetti cannibal-movie sono stati un filone del genere horror-splatter, che sconfina in quello d’avventura, nonché, per diverse pellicole, in quello pornografico.
Si può affermare che questa particolare categoria di film ha una radice propriamente italiana, in quanto è proprio in Italia che nacque l’idea di ambientare storie horror non più con atmosfere notturne, bensì alla luce del sole in suggestive ambientazioni esotiche.
Le caratteristiche salienti di questi film sono: ambientazioni in foreste o giungle tropicali, cast di attori semi-sconosciuti, alto contenuto splatter, discreta presenza di scene erotiche, violenze reali a danno di animali (considerate a tutti gli effetti “snuff”) e il fatto che le cosiddette “persone civilizzate” si rivelino alla fine peggio dei cannibali stessi. La maggior parte di questi film a tema esotico mostrano suggestioni prese dai mondo movie, documentari dal contenuto fortemente scioccante (talvolta con scene ricostruite) su usanze bizzarre in giro per il mondo.
Precursore di questo fortunato filone, che vide la sua epoca d’oro dalla seconda metà degli anni settanta fino ai primi anni ottanta, fu il regista Umberto Lenzi con “Il paese del sesso selvaggio” (1972), che si cimentò in altre due regie, “Mangiati vivi!” e “Cannibal Ferox”. Poi fu la volta di Ruggero Deodato, considerato il “padre” dei cannibal-movie, grazie alla Trilogia dei cannibali: “Ultimo mondo cannibale”, “Cannibal Holocaust” e “Inferno in diretta” (anche se quest’ultimo non narra di cannibali).
Altri film (non tutti) del sottogenere: “Emanuelle e gli ultimi cannibali” (1977) di Joe D’Amato, “La montagna del dio cannibale” (1978) di Sergio Martino, “Antropophagus” (1980) di Joe D’Amato, “La dea cannibale” (1980) di Jess Franco, “Nudo e selvaggio” (1985) di Michele Massimo Tarantini e “L’insaziabile” (1999) di Antonia Bird.
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Commedia horror (Commedia zombie)
La commedia horror, o commedia dell’orrore o commedia orrorifica, è un genere cinematografico caratterizzato dalla presenza di elementi di commedia nera e horror leggero o splatter.
Si distingue dall’humour nero per storia e argomenti: se infatti nel primo non vengono mai trattati argomenti di orrore ma puramente sarcastici e ironici, in questo genere l’horror comico è alla base della storia.
Il genere trae le sue origini nella commedia zombie, un filone cinematografico in voga a partire del secondo dopoguerra; “Zombies on Broadway” (1945) ne è il capostipite, mischiando l’horror appunto delle storie di zombi e la commedia.
I maggiori esponenti del genere sono: Peter Jackson, regista di “Fuori di testa” (1987) e “Splatters – Gli schizzacervelli” (1992); Frank Henenlotter, con film come “Basket Case” (1982), “Brain Damage – La maledizione di Elmer” (1988) e “Frankenhooker” (1990).
Forti elementi comici si rintracciano nel ciclo de “La casa” di Sam Raimi che, pur rientrando più nel canone dello splatter classico, è basato su un protagonista ottuso e pasticcione (Ash Williams, interpretato da Bruce Campbell), caratteristiche evidenziate in particolare ne “La Casa 2” (1987) e “L’armata delle tenebre” (1993).
La commedia zombie è un sottogenere o filone cinematografico della commedia e dell’orrore che ha dato i natali alla più famosa commedia horror.
La trama ruota attorno all’apocalisse zombie, ma le vicende si collocano a metà tra l’orrore demenziale in cui le creature non morte sono rappresentate come esseri incapaci e la commedia nera.
Il primo film del genere realizzato è “King of the Zombies” (1941) di Jean Yarbrough, anche se il più ricordato e celebre è sicuramente “Zombies on Broadway” (1945) di Gordon Douglas. Ambedue i film trattano dei non morti in stile haitiano.
“Un lupo mannaro americano a Londra” (1981) e “Il ritorno dei morti viventi” (1985) sono generalmente considerati tra i primi film del genere a trattare i non morti in chiave classica.
Tra le produzioni recenti è invece degno di nota “L’alba dei morti dementi” di Edgar Wright, film parodistico sugli zombi in generale, la cui trama riprende direttamente come spunto “L’alba dei morti viventi” di George A. Romero, il titolo dell’edizione originale, Shaun of the Dead altro non è che un gioco di parole con Dawn of the Dead.
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Dark fantasy
Il dark fantasy è più un sottogenere letterario del fantasy che un sottogenere cineamtografico. Esso unisce a elementi tipici del genere quelli dell’horror. Il termine può comunque essere utilizzato per riferirsi ad opere fantastiche caratterizzate dalla presenza di uno scenario oscuro, fosco o da un persistente senso di paura e orrore.
Il dark fantasy veniva considerato una variante del genere horror, ma rapidamente si è trasformato in un genere a sé. La differenza tra i due generi è che gli esseri soprannaturali e i mostri dell’horror, in particolare i vampiri, sono creature potenzialmente comprensive e con motivazioni umane.
Alcune opere di questo genere non si svolgono in un universo tipicamente fantasy, ma in un contesto attuale ed urbano. Lovecraft ne è stato il precursore, poiché i suoi racconti avvenivano sempre in un ambiente contemporaneo, anche se le città sono di pura invenzione (Arkham ad esempio). Contrariamente al genere fantastico classico, queste opere non sempre utilizzano le creature del folclore occidentale (vampiri, lupi mannari, maghi, fantasmi, morti viventi) ma delle creature derivate dai miti ancestrali.
Riguardo alla cinematografia troviamo alcuni esempi di film e serie televisive che rientrano nella categoria del dark fantasy. Le serie di film “Nightmare” e “Venerdì 13” sono esempi del genere che enfatizzano l’aspetto horror del dark fantasy. “Il labirinto del fauno”, “Brazil”, “La città perduta” e “Dark City” sono esempi di film che enfatizzano l’aspetto fantasy del genere.
“Buffy l’ammazzavampiri” e il suo spin-off “Angel” sono esempi televisivi di dark fantasy, poiché contengono molti elementi tradizionali del fantasy classico (combattimenti con spade, battaglie per salvare il mondo e stregoni potenti), ma usando vampiri, demoni e forze demoniache al posto di elfi, nani e draghi dell’high fantasy. A queste serie se ne può aggiungere anche un’altra più recente (2011) intitolata “Grimm”, che rappresenta un genere moderno di dark fantasy.
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Ero guro
Ero-guro nansensu (エログロナンセンス, ero-guro-nansensu), spesso abbreviato in ero guro o guro, è un fenomeno sociale, letterario e artistico nato in Giappone tra gli anni venti e trenta del Novecento come forma di espressione dell’estetica modernista.
La sua caratteristica è la combinazione dell’erotismo con elementi macabri, grotteschi, bizzarri, frivoli, privi di senso, componenti dichiarate nel nome stesso del movimento. Ero guro nansensu è una costruzione in stile wasei-eigo di termini inglesi e abbreviazioni: ero, da “ero(tic)”, si riferisce a tutto ciò che attiene alla sfera dell’eros; guro, da “gurutesuku/grotesque”, allude al fascino dell’ “anormalità”, della devianza, del macabro, della perversione; nansensu, da “nonsense”, rappresenta la componente priva di senso, assurda, slegata o non fedele alla realtà, inintelligibile, farsesca.
Ero guro è un elemento di molti film horror giapponese e pinku eiga, in particolare del 1960 e 1970. Esempi includono Shogun’s Joys of Torture (1968) di Teruo Ishii, Horrors of Malformed Men (1969) e Blind Beast (盲獣, 1969) di Yasuzō Masumura, quest’ultima sulla base di due opere di Edogawa Rampo. Esempi più recente di ero guro nel cinema sono Stop the Bitch Campaign, diretto da Kōsuke Suzuki nel 2001, e Strange Circus diretto da Sion Sono nel 2005.
Ci sono moderni artisti che citano l’ero guro come un fattore che influisce sul loro lavoro. Questi artisti esplorano il macabro intermediato da sfumature sessuali. Spesso l’elemento erotico, anche se non esplicito, è fuso con temi grotteschi e caratteristiche simili a quelle delle opere di Hans Ruedi Giger. Altri prodotti ero guro si hanno nella pornografia giapponese hentai.
Il moderno genere del tentacle rape è iniziato nell’ambito della categoria dell’ero guro (in senso ampio) ma è stato così popolare che è ormai generalmente considerato separatamente. L’ero guro è tra le influenze principali del genere letterario bizarro fiction.
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Fanta-horror
L’horror fantascientifico o fanta-horror è un filone cinematografico, e più in generale narrativo, ibrido, caratterizzato dalla contaminazione tra elementi caratteristici del genere horror e di quelli fantascientifici, che combinati possono produrre una trama fantascientifica dai toni orrorifici o una storia d’orrore con spunti tipici del cinema di fantascienza.
Esempi appartenenti al filone fanta-horror sono le serie cinematografiche di “Alien” e “Predator”, o i film “Fantasmi da Marte” di John Carpenter e lo slasher “Jason X – Il male non muore mai” (decimo episodio della saga Venerdì 13, ambientato in un lontano futuro).
Nel genere vengono fatte rientrano anche classiche pellicole dell’horror come quelle ispirati a Frankenstein, poiché il meccanismo narrativo scaturisce da un elemento scientifico (come gli esperimenti per vitalizzare la creatura) e non magico o soprannaturale.
La fantascienza come genere non è facilmente riconducibile a confini precisi e ben definiti: i suoi temi ricorrenti si mescolano spesso ad elementi attinti da altri generi, tra i quali anzitutto l’orrore, dando origine a opere ibride: creature come quella di Frankenstein o di Tarantola appartengono tanto al cinema horror quanto a quello fantascientifico. Dal momento che gli elementi caratteristici della fantascienza possono verificarsi in qualsiasi ambiente, la science fiction ben si presta in generale alla contaminazione con altri generi.
Uno dei principali temi ricorrenti del cinema horror-fantascientifico è costituito dagli effetti dell’uso indiscriminato e pericoloso di scoperte scientifiche e invenzioni tecnologiche. Questo soggetto è spesso esemplificato dal personaggio del mostro che semina il terrore, generato da esperimenti fuori controllo.
Alcuni film appartenenti al genere:
!Il mostro del pianeta perduto” (1955) di Roger Corman, “Il mostro dell’astronave” (1958) di Edward L. Cahn, “Plan 9 from Outer Space” (1959) di Ed Wood, “Occhi senza volto” (1959) di Georges Franju, “Il mulino delle donne di pietra” (1960) di Giorgio Ferroni, “Terrore nello spazio” di Mario Bava (1965).
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Gotico
Anche questo genere è più facile trovarlo usato nella letteratura che nel cinema. Il romanzo gotico è un genere narrativo sviluppatosi dalla seconda metà del Settecento e caratterizzato dall’unione di elementi romantici e dell’orrore.
L’espressione “letteratura gotica”, riferita alla tendenza culturale sviluppatasi dalla metà del XVIII secolo, è entrata nell’uso comune a partire soprattutto dai Paesi anglosassoni e individua solitamente storie ambientate nel Medioevo (o meglio in una fantasiosa ricostruzione del Medioevo) in castelli diroccati, sotterranei e altri ambienti cupi e tenebrosi.
Per quanto riguarda il cinema possiamo definire appartenenti al gener gotico tutti i film o le serie TV tratte dai romanzi gotici: “Dracula”, “Frankenstein”, “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” e “La caduta della casa degli Usher”, solo per citarne alcuni.
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Horror soprannaturale
L’horror soprannaturale è un genere cinematografico che combina aspetti del cinema horror e del genere soprannaturale. Nei film che rientrano in questo genere, gli eventi di natura soprannaturale riguardano spesso fantasmi e demoni; molte volte, inoltre, è anche presente l’elemento religioso. Temi comuni dell’horror soprannaturale sono l’aldilà, il Diavolo, una possessione demoniaca e la stregoneria.
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Horror erotico
L’horror erotico è un sottogenere cinematografico nato alla fine degli anni sessanta, che mescola erotismo insieme ad una trama di orrore. Il principale regista a occuparsi di questo ciclo fu Jess Franco, il quale realizzò più di quaranta pellicole fra gli anni sessanta e settanta. In Italia il genere nacque dopo l’enorme successo dell’horror gotico, ma il principale autore che si occupò di questo genere fu Aristide Massaccesi.
Fra le tante pellicole che sono state create, le più importanti, divenute cult, sono “Terrore sull’isola dell’amore”, che dette origine anche all’horror esotico, “Korang – La terrificante bestia umana”, in cui un mostro/ragazzo violenta più di una donna, “Le notti erotiche dei morti viventi”, con protagonista George Eastman alle prese con zombie assetati di voglia di far l’amore, “La vestale di Satana”, film condito da molte scene di erotismo e orrore con protagonisti vampiri e “De Sade 2000”, probabilmente il primo film che dette origine a questo sottogenere.
Tuttavia, può essere classificato primo film dell’horror erotico, “I lunghi capelli della morte”, di Antonio Margheriti, con alcune scene di nudo di Barbara Steele. Non va confuso invece in questa categoria, il regista Ed Wood,che invece, fu il primo a creare un film horror – porno, seppure fu filmato solo negli anni ’50.
In Italia comunque questo genere scomparve soltanto agli inizi degli anni ottanta, dove si passò poi alla Commedia erotica all’italiana.
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Horror psicologico
L’horror psicologico è un sottogenere della narrativa horror basato sulle paure dei personaggi, l’instabilità emotiva e i disturbi mentali per creare tensione. Viene usato tipicamente con personaggi dal passato oscuro, il quale viene spesso reincarnato nelle minacce che dovranno affrontare, per esempio avendo un protagonista seguito da un misterioso stalker in una strada di notte. Così, l’horror psicologico si concentra sull’interpretare la mente del protagonista.
Tratti come le sensazioni emotive, il tipo di personalità e così via diventano importanti quando il personaggio si trova ad affrontare situazioni perverse, che spesso coinvolgono atti immorali, inumani e cospirazioni. L’horror psicologico mira ad attaccare il senso di sicurezza delle persone che stanno vivendo l’esperienza, spesso non dando la chiara idea di cosa sia reale o immaginario. L’horror psicologico intende creare anche disagio esponendo vulnerabilità e paure universali, come le parti oscure della psiche umana che la maggior parte delle persone reprimono o negano.
I film di genere horror psicologico differiscono dai tradizionali film horror, dove la fonte della paura è tipicamente qualcosa di materiale, come una creatura, un mostro o un alieno. La tensione viene creata attraverso l’atmosfera, suoni inquietanti e le paure del personaggio e non necessariamente sfociano nel sovrannaturale. Film come “The Black Cat” (1934) e “Il bacio della pantera” (1942) sono considerati tra i primi esponenti di questo genere. Roman Polanski diresse due film che sono considerati la quintessenza dell’horror psicologico: “Repulsione” (1965) e “Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York” (1968). Il film di Stanley Kubrick “Shining” è un altro particolare esempio conosciuto del genere. Il regista Darren Aronofsky è divenuto famoso grazie ai suoi film in stile horror psicologico, considerati tra i migliori del cinema contemporaneo, tra i quali spiccano “Requiem for a Dream” e “Il Cigno Nero”.
Da questo sottogenere nascono i due seguenti generi: gli horror Giapponesi (conosciuti come J-Horror), sono noti per essere generalmente di natura horror psicologico. Noti esempi sono le saghe di Ring e Ju-on; i film horror coreani, comunemente indicati come “K-Horror”. Esempi noti sono i film “Two Sisters” (2003), “Hansel and Gretel” (2007) e “Whispering Corridors” (1998).
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J-Horror
J-Horror è un termine usato per riferirsi agli horror di provenienza giapponese. I J-Horror sono famosi per le loro tematiche e la narrazione delle vicende, e tendono a concentrarsi su un horror di carattere psicologico, costruendo la tensione più su ciò che non viene mostrato. Particolarmente utilizzati nel genere sono gli yūrei, tipici fantasmi giapponesi ed i poltergeist, mentre molte altre pellicole hanno elementi tipici del folclore e della religione.
L’origine del J-Horror può essere rintracciata nelle storie di fantasmi relative al periodo Edo ed al periodo Meiji, conosciute anche come kaidan o kwaidan. Alcuni elementi di molte di queste storie sono stati rielaborati all’interno di alcuni film; in particolare la figura dei fantasmi giapponesi è spesso presente. Il successo del film del 1998 Ring ha portato l’immagine dello yūrei nella cultura occidentale per la prima volta, nonostante in patria esistesse da secoli.
Gli yūrei sono i fantasmi giapponesi, quelli che non sono riusciti a lasciare il mondo dei vivi per via di una qualche emozione che non li fa trapassare. Dipendentemente dal tipo di emozione, gli yurei si manifestano in forme diverse. I più comuni nel cinema J-Horror sono gli onryō, uno yūrei tenuto sulla terra dal desiderio di vendetta. Come molte creature del folclore, tipo vampiri o licantropi, gli yūrei hanno un aspetto tipico e si attengono a determinate regole.
Genericamente sono di sesso femminile, anche se in realtà esistono anche gli yūrei maschi. Indossano abiti bianchi, normalmente il colore con cui vengono vestiti per i funerali. Caratteristici sono i lunghi capelli neri, di solito sul viso, retaggio del teatro Kabuki, dove ogni personaggio indossava un diverso tipo di parrucca per renderli riconoscibili al pubblico.
Alcuni film appartenenti al genere: “Jigoku” (1960), “Kwaidan” (1964), “Onibaba – Le assassine” (1964), “Evil Dead Trap” (1988), “Naked Blood” (1995), “Parasite Eve” (1997), “Ring” (1998), “Red Secret Room” (1999), “Uzumaki” (2000), “Red Secret Room 2” (2000), “Isola: La tredicesima personalità” (2000), “Dark Water” (2002), “The Call – Non rispondere” (2003), “Premonition” (2004), “Forbidden Siren” (2006), “Tales From The Dead” (2007), “The Machine Girl” (2008), “Living Hell” (2010) e “La battaglia dei demoni” (2016).
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Melt movie
Il melt movie (anche melting movie) è un sottogenere cinematografico del body horror in cui lo scioglimento o la liquefazione del corpo umano è centrale alla narrazione, come in “Il maligno” di Robert Fuest (1975), “Horror in Bowery Street” di J. Michael Muro (1987), “Slime City” di Gregory Lamberson (1988) “Body Melt” di Philip Brophy (1993) e la saga di “Cabin Fever”.
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Slasher
Lo slasher (dall’inglese to slash, “ferire profondamente con un’arma affilata”) è un sottogenere di film horror in cui l’antagonista principale è un maniaco omicida (spesso mascherato) che dà la caccia a un gruppo di persone (spesso giovani) in uno spazio più o meno delimitato, utilizzando in genere armi da taglio per ucciderli in modo cruento.
In filmografia, benché il capostipite del genere sia considerato “Halloween – La notte delle streghe” (1978) di John Carpenter, esistono anche altri film precedenti che incarnano tutte le caratteristiche principali dello slasher e che hanno dato vita al genere, tra i più famosi “Un Natale rosso sangue” (1974) di Bob Clark, “Sei donne per l’assassino” (1964) e “Reazione a catena” (1971) di Mario Bava (quest’ultimo però rientra più precisamente nel genere del giallo all’italiana).
Prendendo spunto da “Scream” e da “Halloween – La notte delle streghe” si può notare come in un film slasher si cerchi sempre di dare più importanza ai momenti di tensione e suspense. Generalmente vengono usate armi da taglio e le vittime sono in genere ragazzi in cerca di divertimento.
Alcuni elementi possono addirittura essere trovati nel “primo vero” film del 1927 di Alfred Hitchcock “Il pensionante”, in quello del 1931 di Fritz Lang “M – Il mostro di Düsseldorf”, in “Il castello maledetto” del 1932 di James Whale e nell’horror spagnolo di Jacques Tourneur “L’uomo leopardo” del 1943.
Il film definito il primo precursore vero del genere di solito è “L’occhio che uccide” di Michael Powell, horror britannico del 1960 che narra di un killer che riprende i suoi omicidi. La pellicola fu la prima a mostrare gli omicidi in prima persona dal punto di vista dell’assassino e il primo film inglese con scene di nudo esplicite. Nello stesso anno, pochi mesi dopo, esce il classico “Psyco” di Hitchcock che influenzerà fortemente il filone slasher con alcuni personaggi riconducibili ad alcuni degli archetipi di esso.
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Splatter (o gore)
Il cinema splatter, noto anche come gore, è un sotto-genere cinematografico del cinema horror. È basato sugli effetti speciali, che descrivono lo schizzare del sangue (to splat, in inglese) o la lacerazione dei corpi umani, con eventuale conseguente fuoriuscita di interiora. Spesso dal realismo si è passati all’esagerazione, allo scopo di disgustare o anche di far ridere gli spettatori.
Nato essenzialmente nell’ambito dell’exploitation, come fenomeno per attirare il pubblico curioso, nelle mani di alcuni talentuosi registi il cinema splatter si è trasformato in una “forma artistica” peculiare, che ha mostrato la debolezza del corpo umano soprattutto in un momento storico, gli anni ottanta, in cui la perfezione fisica e l’edonismo erano considerati simboli di scalata sociale.
Il termine “cinema splatter” è stato coniato per la prima volta dal regista statunitense George Romero, per descrivere il suo film “Zombi”, diretto nel 1978.
La prima apparizione dello splatter nel cinema si può far risalire a “Intolerance”, diretto da David Wark Griffith nel 1916, che presenta numerose sequenze violente, quali decapitazioni e altre scene di violenza grafica, come una lancia che si conficca nel ventre di un soldato, accompagnata da abbondanti schizzi di sangue.
Uno dei primi esempi di film splatter è considerato “Blood Feast”, del 1963, diretto da Herschell Gordon Lewis. Il film narra la storia di un uomo che uccide belle ragazze e ne conserva pezzi del corpo per resuscitare una dea. Girato in nove giorni, con un budget di circa trentamila dollari, il film riscosse un enorme successo, scioccando il pubblico dell’epoca, non abituato a certe scene estreme quali un cuore estratto dal petto, arti smembrati e una lingua strappata, e divenne negli anni un cult movie. Lewis in seguito si specializzò nel genere splatter, dirigendo film come “Two Thousand Maniacs!”, “A Taste of Blood”, “The Gore Gore Girls” e “Blood Feast 2”.
Il film che però fece conoscere definitivamente lo splatter fu “La notte dei morti viventi”, diretto da Romero nel 1968: il cinema splatter odierno nasceva, così, in America.
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Torture porn
Il torture porn è un sottogenere del cinema dell’orrore, in particolare legato allo splatter, che ha trovato il suo successo e la sua applicazione nel grande schermo nei primi anni duemila. Vengono etichettati sotto questo nome film nei quali sono presenti quattro elementi caratteristici: mutilazioni, nudità, sadismo e tortura. Un altro fattore che li distingue dagli splatter classici è il bilancio di produzione relativamente basso e una distribuzione cinematografica limitata se comparata al genere nativo.
La prima opera cinematografica a essere definita “torture porn” fu “Hostel” (2005) di Eli Roth da un commento del critico David Edelstein nel gennaio 2006. Tuttavia, una prima classificazione di questo genere fu data al primo “Saw – L’enigmista” (2004) e, poi, ai suoi seguiti, anche se i realizzatori della serie sono in disaccordo con tale associazione.
Alcuni film: “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (1975), “Baise moi – Scopami” (2000), “La casa dei 1000 corpi” (2003), “Alta tensione” (2003), “La casa del diavolo” (2005), “Turistas” (2006), “Borderland – Linea di confine” (2007), “Seed” (2007), “Nella rete del serial killer” (2008), “Scar” (2008), “L’ultima casa a sinistra” (2009), “Urban Explorer” (2011), “Madness Of Many” (2013), “Deadly Weekend” (2015) e “Martyrs” (2016).

