![]() DATI FILMOGRAFICI Titolo originale: FANTOZZI IN PARADISO Lingua originale: ITALIANO Paese di produzione: ITALIA Anno: 1993 Durata: 92 min. Regia: NERI PARENTI Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO Distribuzione: PRIME VIDEO Giudizio: 65/100 |
TRAMA
Uno ad uno, tutti gli ex colleghi del ragionier Fantozzi vengono a mancare. All’inizio del film quest’ultimo è al funerale del ragionier Fonelli; il rito però è seguito da un matrimonio e le persone si scambiano condoglianze ed auguri, con un sottofondo funebre-nuziale. Poco dopo ne verrà a mancare un altro a seguito d’un surreale incidente in bicicletta, sotto gli occhi sbigottiti degli ex colleghi.
La rapina
Durante il successivo viaggio funebre in macchina, Filini convince Fantozzi ad organizzare una rapina alla Megaditta, l’azienda dove lavoravano. Dopo aver visto una scena cinematografica d’una rapina e studiato il movimento dei ladri, vanno in un negozio di maschere portando con loro la nipotina Uga come copertura.
Filini e Fantozzi si procurano le armi: Filini una pistola da starter e Fantozzi una pistola lanciarazzi proveniente dal disarmo della Duilio. Mascherati con semplici occhiali con naso e baffi finti, i due riescono a sottrarre all’azienda un bel malloppo e si danno alla fuga rubando un’auto inglese con roulotte, ma subito dopo la fuga vengono tratti a bordo della lunghissima limousine del Megadirettore Galattico Balabam, che li costringe a consegnare il denaro.
I Fantozzi sfrattati
Ormai sconsolato, Fantozzi decide di rintanarsi in casa e di seguire il suo sport preferito, il calcio, in televisione. Proprio durante la partita, nel giorno del 40º anniversario del suo matrimonio con Pina, gli viene annunciato (con una poesia di Uga) che la figlia Mariangela, il genero Bongo e la nipotina Uga sono rimasti momentaneamente senza casa e verranno quindi a vivere nella sua.
Mariangela e Bongo dapprima gli rendono la vita impossibile e poi lo sfrattano con la moglie. Dopo aver cercato invano una nuova abitazione, l’unica sistemazione umana che i due coniugi riescono a trovare è un vecchio box-officina: ne dipingono le pareti e la saracinesca con finte porte, finestre e decorazioni, usano il sollevatore per auto al suo interno come letto e ne fanno la loro nuova “casa”.
L’ultima settimana di vita
Mentre Fantozzi si trova ad un ennesimo funerale d’un impiegato, la bara del defunto cade addosso al ragioniere e al sacerdote che stava celebrando il funerale. I due vengono subito portati in clinica per accertamenti e Fantozzi scopre di avere solo una settimana di vita a causa d’una malattia incurabile ai polmoni. Sentendosi condannato, Fantozzi inizia a fare tutto ciò che finora si era sempre proibito: mangiare chili di cozze, essere lui a multare e rimuovere un carro attrezzi, scoreggiare in ascensore, imbrattare muri.
Tiene però celata la notizia alla moglie Pina, la quale tuttavia la scopre e, all’insaputa del marito, nel tentativo di vederlo felice per l’ultima volta riesce a convincere la signorina Silvani a trascorrere con lui un lungo weekend d’amore. Dato che il marito angosciato non sa che la Silvani lo sta aspettando, Pina cerca di convincerlo ad andare fuori per una passeggiata, ma egli rifiuta; allora Pina improvvisa una messinscena, cacciandolo fuori di casa. Fantozzi e la Silvani partono quindi insieme per Cortina d’Ampezzo. Fantozzi, dopo aver mandato giù un afrodisiaco, riesce finalmente a consumare l’agognato amplesso con la donna tanto desiderata: tramite una lettera comunica alla moglie d’aver finalmente trovato la compagna ideale. Tuttavia, in maniera casuale, Fantozzi viene a scoprire la tresca organizzata dalla Pina e si precipita immediatamente a casa, dichiarandole tutto il suo amore, sperando che non legga la lettera. Controllando il calendario, intanto, scopre di essere arrivato all’ultimo giorno di vita.
Mentre Fantozzi tenta di espiare i suoi peccati, la Pina gli comunica che il dottore aveva commesso un errore e che in realtà non era lui a dover morire, ma il sacerdote con il quale era stato ricoverato. Esultante per la notizia, Fantozzi corre all’impazzata in strada, ma viene prima investito da un camion e poi schiacciato da un rullo compressore, morendo all’istante. Al funerale dello sfortunato pensionato, colleghi ed amici si stringono nel dolore con la moglie e la figlia del ragioniere, accompagnati dalla nuvola d’impiegato che fa anche lei il suo ultimo saluto al suo ragioniere preferito, facendo piovere un acquazzone sulla sua bara sottilissima.
In paradiso
Giunto nell’aldilà, Fantozzi s’unisce immediatamente a tutte le altre numerose anime beate per prendere l’aereo che conduce al Paradiso; il velivolo tuttavia viene dirottato da alcuni terroristi e Fantozzi si ritrova davanti al Buddha, che dice al ragioniere che dovrà reincarnarsi fino all’assoluta purificazione e deve girare la ruota perché gli venga assegnata la prossima vita. Ugo, però, per sua sfortuna, rinasce da neonato con tanto di soliti vestiti e l’inseparabile basco e deve ricominciare daccapo la stessa identica vita.
RECENSIONE
“Fantozzi in paradiso” è l’ottavo film della saga fantozziana e il secondo ad episodi, sparita totalmente la vera vena comica qui ci troviamo di fronte ad una commedia agro-dolce con risvolti drammatici.
Come previsto, grazie alla mano di Neri Parenti, ci avviciniamo sempre di più al “cinepanettone”. Un po’ più della sufficienza.
P.S.: Il film segna l’abbandono delle scene da parte di Plinio Fernando, nel successivo film Mariangela e Uga saranno interpretate da Maria Cristina Maccà.
| PERSONAGGI ED INTERPRETI Paolo Villaggio: Ugo Fantozzi Milena Vukotic: Pina Fantozzi Gigi Reder: Rag. Renzo Silvio Filini Plinio Fernando: Mariangela Fantozzi; Uga Fantozzi Anna Mazzamauro: Sig.na Silvani Stefano Antonucci: don Fantozzi, il sacerdote del secondo funerale | Angelo Bernabucci: L’allibratore Sergio Gibello: Radiologo Vito Passeri: Ex collega di Fantozzi Riccardo Parisio Perrotti: Direttore della Banca Emanuele Magnoni: Ex collega di Fantozzi Giulio Massimini: Sacerdote del primo funerale Paolo Paoloni: Megadirettore Galattico Balabam Jimmy il Fenomeno: Parente del defunto al primo funerale Luciano Gubinelli: Buddha |







