![]() DATI FILMOGRAFICI Titolo originale: IN NOME DEL PAPA RE Lingua originale: ITALIANO Paese di produzione: ITALIA Anno: 1977 Durata: 103 min. Regia: LUIGI MAGNI Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, STORICO, COMMEDIA ALL’ITALIANA Distribuzione: PRIME VIDEO Giudizio: 80/100 |
TRAMA
Nell’ottobre del 1867, la Roma papalina guidata da Pio IX viene sconvolta da un attentato dinamitardo nelle fogne della caserma Serristori, dove perdono la vita venticinque zuavi pontifici francesi. La contessa Flaminia, madre segreta del rivoluzionario Cesare Costa, accusato insieme agli amici Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti di aver compiuto tale strage, si rivolge a un giudice della Sacra Consulta, monsignor Colombo da Priverno, giudice del tribunale pontificio, affinché la aiuti.
Per vincere la resistenza del monsignore gli rivela che è il padre dell’arrestato, nato da una fugace relazione nel 1849. Il prelato riuscirà a liberarlo e nasconderlo in casa sua insieme alla fidanzata, ma non a intervenire in favore degli altri due arrestati, che verranno condannati a morte dal tribunale ecclesiastico, nonostante l’arringa di monsignor Colombo, il quale sarà redarguito dal padre generale dei gesuiti.
Il giovane verrà però ucciso in un’imboscata tesa dal marito della contessa ritenendolo l’amante della moglie. Infine, Colombo vorrebbe scrivere una lettera piena di amarezza e risentimento al Papa, senza riuscirci, perché il suo perpetuo piange per il dispiacere, e rompe con il generale della Compagnia di Gesù, a cui durante la Messa non concede la santa comunione.
RECENSIONE
Secondo capitolo della trilogia “contro il potere temporale del Papa” voluta da Luigi Magni, il film “In nome del Papa Re” perde il cast stellare del precedente lasciando, in gran parte, il peso del film sull’ottimo Nino Manfredi, in un credibilissimo ruolo di Monsignore, chiudono il cast: Carmen Scarpitta, Salvo Randone, Ettore Manni e un giovanissimo Rosalino Cellamare (in arte Ron).
Nonostante il cast “ridotto” questo secondo capitolo resta sempre su ottimi livelli regalandoci, sempre, uno spaccato sulla Roma papalina e il suo potere.
Assolutamente da vedere.
P.S.: È il secondo della trilogia iniziata con Nell’anno del Signore (1969) e proseguita con In nome del popolo sovrano (1990); film nei quali ricorre il tema del rapporto tra il popolo e l’aristocrazia romana con il potere pontificio, tra gli sconvolgimenti accaduti nel periodo risorgimentale.
Il film, liberamente ispirato a I misteri del processo Monti e Tognetti (di Gaetano Sanvittore, Milano, 1869), rappresenta una rilettura romanzata dell’ultima condanna a morte decretata dall’autorità papale, il 22 ottobre 1867: Magni venne accusato di anticlericalismo ma il regista rispose di essere semplicemente contrario al potere temporale dei pontefici e ai processi fatti senza ragioni.
Incongruenze e curiosità storiche
Nella scena iniziale, Colombo detta al proprio domestico una lettera indirizzata a Pio IX in cui il protagonista deplora, tra l’altro, l’eccidio del lanificio Ajani e la morte di Giuditta Tavani Arquati e, poco dopo, si ode l’esplosione della caserma Serristori. Anche i tre rivoluzionari, nella scena in cui si ritrovano a casa di uno di loro appena dopo l’attentato, affermano di avere con esso vendicato la morte della donna. Questo crea un anacronismo, perché l’attentato alla caserma si verificò il 22 ottobre 1867, mentre i fatti del lanificio Ajani risalgono al 25 ottobre, tre giorni dopo.
Un altro problema di cronologia è legato all’età di Cesare Costa, il quale sarebbe stato concepito durante la Repubblica romana, e dunque nel 1849. Il film è ambientato nel 1867, ma egli dice di avere vent’anni, quando in realtà dovrebbe averne 18.
Nella pellicola viene detto che gli zuavi pontifici erano “pagati bene”, mentre in realtà i volontari ricevevano 50 centesimi al giorno, un vitto abbastanza scarso (minestra, pane e caffè) e dovevano pagarsi le spese della divisa; inoltre molti zuavi non ritirarono mai una sola paga.
Dopo la metà del film, monsignor Colombo affida a Cesare Costa un revolver “lasciatogli dal povero padre”; si tratta di un revolver a spillo Lefaucheux, apparso solo nel 1854, ovvero appena 13 anni prima degli eventi raccontati. Data l’età del prelato, risulta poco credibile la coerenza temporale relativa alla provenienza dell’arma.
In una delle ultime scene, monsignor Colombo incontra una colonna di soldati pontifici che scorta i garibaldini fatti prigionieri nella battaglia di Mentana, vinta dalle truppe papaline. Un soldato francese a cavallo si rivolge al protagonista dicendogli nella propria lingua che i fucili Chassepot hanno fatto meraviglie, con un corretto riferimento al fucile ad ago francese che fu impiegato per la prima volta proprio a Mentana.
In generale, il film stravolge completamente la reale successione dei fatti. Infatti nella realtà Monti e Tognetti furono giudicati e giustiziati dopo più di un anno dall’attentato, il 24 novembre 1868, mentre nel film il processo e l’esecuzione si svolgono subito nei giorni successivi, addirittura prima della sconfitta a Mentana di Garibaldi avvenuta nel novembre del 1867.
| PERSONAGGI ED INTERPRETI Nino Manfredi: mons. Colombo da Priverno Danilo Mattei: Cesare Costa Carmen Scarpitta: contessa Flaminia Salvo Randone: il generale Gesuita Ettore Manni: conte Ottavio Giovannella Grifeo: Teresa | Carlo Bagno: il perpetuo Serafino Barisan Gabriella Giacobbe: Maria Tognetti Camillo Milli: don Marino Rosalino Cellamare: Gaetano Tognetti Giovanni Rovini: presidente tribunale Nino Dal Fabbro: procuratore Renata Zamengo: Lucia Monti Luigi Basagaluppi: Giuseppe Monti |







