IN NOME DEL POPOLO SOVRANO

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DATI FILMOGRAFICI

Titolo originale: IN NOME DEL POPOLO SOVRANO
Lingua originale: ITALIANO
Paese di produzione: ITALIA
Anno: 1990
Durata: 110 min. (versione cinematografica) – 140 min. (versione televisiva)
Regia: LUIGI MAGNI
Genere: DRAMMATICO, STORICO
Distribuzione: NO STREAMING

Giudizio: 60/100

TRAMA

Roma, 1849: dopo l’assassinio del primo ministro Pellegrino Rossi, il Papa Pio IX capisce che è tempo di andare in esilio a Gaeta. Qualche mese dopo, proclamata la Repubblica Romana con Mazzini, Saffi e Armellini per capi, i francesi di Luigi Napoleone Bonaparte, alleato papale, sono scesi in Italia ed hanno posto l’assedio alla città. È in questo periodo che si svolgono le vicende private di vari personaggi: Cristina, moglie del marchesino Eufemio Arquati e fervente sostenitrice della repubblica, è innamorata del garibaldino Giovanni Livraghi, amico del frate barnabita Ugo Bassi, contrario al potere temporale del Papa. Tra i vari popolani, emerge la figura di Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio, e del di lui figlio minore.

Gli eventi precipitano: a causa della scarsa coordinazione dei difensori e nonostante l’intervento di Garibaldi e dei bersaglieri di Luciano Manara i francesi hanno presto partita vinta e a Ciceruacchio, Ugo Bassi e Livraghi non resta che fuggire al nord, al seguito di Garibaldi, per tentare di raggiungere l’insorta Venezia. Mentre Eufemio ed il padre pranzano con l'”assassino della Repubblica” generale Oudinot, Cristina fugge per raggiungere l’amato Livraghi, ma invano: il capitano, infatti, caduto in mano austriaca, viene fucilato insieme a Bassi, poco dopo l’esecuzione di Ciceruacchio e del figlio Lorenzo, nonostante le “raccomandazioni alla pietà” che la giovane rivolge ad uno zio vescovo che li giudica come “colpevoli”.

Rimasta sola, Cristina viene raggiunta da Eufemio che, in un impeto di gelosia, era partito per ucciderla; ma poi, resosi conto della situazione politica e avendo acquisito una presa di coscienza, decide di arruolarsi nell’esercito piemontese “per fare l’Italia”. Dieci anni dopo, il vecchio Marchese Arquati osserva soddisfatto le foto del figlio bersagliere e della nuora, che al seguito di Vittorio Emanuele hanno unificato l’Italia. Roma, però, è ancora governata dal Papa.

RECENSIONE

Terzo ed ultimo capitolo della “trilogia papalina” voluta da Luigi Magni, questo “In nome del Popolo sovrano” giunge ventuno anni dopo il primo film “Nell’anno del Signore”, nonostante ritroviamo un buon cast: Elena Sofia Ricci, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Massimo Wertmüller, Carlo Croccolo, Luca Barbareschi e Serena Grandi, il film perde quella vena di commedia velata di umorismo sterzando totalmente verso il dramma e diventando quasi un libro di storia.

Peccato poteva essere un ottimo sigillo sulla trilogia, mentre è solo un film sufficiente.

P.S.: È il terzo della trilogia iniziata con Nell’anno del Signore (1969) e proseguita con In nome del Papa Re (1977); film nei quali ricorre il tema del rapporto tra il popolo e l’aristocrazia romana con il potere pontificio, tra gli sconvolgimenti accaduti nel periodo risorgimentale.

Il film è ambientato a Roma ed in Romagna tra il novembre 1848 e l’estate 1849, durante la prima guerra d’indipendenza italiana. È un film storico, di taglio prettamente divulgativo, ispirato agli atti di eroismo dei patrioti italiani durante la Repubblica romana, uno dei primi eventi del Risorgimento.

PERSONAGGI ED INTERPRETI

Elena Sofia Ricci: Cristina Arquati
Alberto Sordi: marchese Arquati
Nino Manfredi: Ciceruacchio
Jacques Perrin: Ugo Bassi
Massimo Wertmüller: Eufemio Arquati
Carlo Croccolo: Carlo Luciano Bonaparte
Luca Barbareschi: Giovanni Livraghi
Serena Grandi: Rosetta
Elena Berera: Giacinta Arquati
Costantino Meloni: Lorenzo Brunetti
Gianni Bonagura: papa Pio IX
Luigi De Filippo: monsignor Bedini
Roberto Herlitzka: Giuseppe Gioachino Belli
Gianni Garko: generale Oudinot
Lorenzo Flaherty: giovane ufficiale francese
Camillo Milli: prete veneto
Benedetto Fanna: Ciro Belli
Sebastiano Busiri Vici: ufficiale garibaldino
Luc De Bei: Goffredo Mameli

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