![]() DATI FILMOGRAFICI Titolo originale: LA BANDA DEGLI ONESTI Lingua originale: ITALIANO, TEDESCO Paese di produzione: ITALIA Anno: 1956 Durata: 106 min. Regia: CAMILLO MASTROCINQUE Genere: COMMEDIA, COMMEDIA ALL’ITALIANA Distribuzione: PRIME VIDEO Giudizio: 80/100 |
TRAMA
Antonio Bonocore, portiere napoletano di uno stabile a Roma con madre, figli e moglie a carico, capita per caso al capezzale di un condòmino ultranovantenne, il cavalier Andrea, il quale gli confida un segreto di cui egli solo è a conoscenza. In una valigia conserva cliché e carta filigranata per stampare banconote da diecimila lire, entrambi autentici poiché da lui stesso sottratti all’Istituto Poligrafico dello Stato per cui lavorava. L’uomo rivela di averli a suo tempo trafugati con l’idea di stampare cartamoneta in proprio e vendicarsi così di essere stato mandato in pensione prima del dovuto, ma di non aver mai trovato il coraggio di attuare il proposito. Rimasto ora solo al mondo, temendo che dopo la sua morte il materiale cada in mani sbagliate e confidando nell’assoluta onestà del portiere, l’anziano gli carpisce la promessa che getterà la valigia nel Tevere dopodiché, sentendosi finalmente a posto con la coscienza, spira.
Bonocore si appresta ad eseguire la volontà del defunto, quando viene a sapere che l’amministratore del condominio – il ragionier Casoria, che ha tentato di corromperlo per farlo colludere in un peculato sul carbone per il riscaldamento, incontrando però il suo rifiuto – sta meditando di sostituirlo: lo spettro del licenziamento lo induce allora a tenersi la valigia per sfruttarla a proprio vantaggio. Del tutto inesperto della stampa di banconote, tuttavia, il portiere è costretto a chiedere l’aiuto di due condòmini, il tipografo Giuseppe Lo Turco e il decoratore di vetrine Cardone: li coinvolge perciò in furtive riunioni notturne e, facendo leva sui loro bisogni economici di cui è al corrente perché riceve le cambiali in portineria, li convince a mettere in piedi una vera e propria banda di falsari. I tre quindi stampano il primo biglietto da diecimila, che subito dopo Antonio riesce a spacciare in una tabaccheria notturna; appurata così la verosimiglianza delle loro banconote, incominciano nottetempo a produrne una gran quantità.
La vicenda si complica quando Antonio scopre che suo figlio maggiore Michele, finanziere da poco trasferito a Roma, sta seguendo un’indagine proprio sulla circolazione di biglietti falsi nella Capitale. Avendo notato miglioramenti sospetti nell’abbigliamento dei suoi complici, il portiere esorta entrambi a non spendere più il denaro falso, almeno finché le acque non si saranno calmate, quindi insieme a Cardone sotterra l’occorrente per la stampa delle banconote in un campo fuori città. Ma quando il maresciallo Denti – il diretto superiore di suo figlio – per caso gli fa visita, Antonio si sente egualmente braccato e medita allora di farsi arrestare proprio da Michele, convinto che un finanziere che arresti suo padre non solo non rischierà di essere cacciato dal corpo ma potrebbe persino essere promosso, il che inoltre favorirebbe le nozze tra il giovane e Marcella, figlia di Lo Turco.
Antonio si reca dunque di persona in caserma per costituirsi, ma Michele pensa che il padre stia solo scherzando e non gli crede; il portiere inoltre apprende direttamente dal maresciallo che l’indagine assegnata a suo figlio nel frattempo si è già conclusa con l’arresto a Vetralla di una banda di falsari professionisti e scopre così anche che, per la sua sbadataggine, il primo e unico biglietto da lui spacciato in tabaccheria e intercettato dai finanzieri non era quello da lui stampato con i suoi due compari, bensì l’esemplare da loro utilizzato come modello, ricevuto da un creditore e falso anch’esso in quanto prodotto proprio dalla banda appena sgominata.
Bonocore infine incontra nuovamente in segreto Cardone e Lo Turco, i quali gli confidano che anche loro non hanno avuto il coraggio di spacciare una sola banconota falsa e che i vestiti nuovi da lui notati li hanno in realtà comprati coi loro magri risparmi, ciascuno per non apparire pavido agli occhi degli altri. Ritrovata così la tranquillità e avendo capito di non essere tagliati per il crimine, i tre concordano di disfarsi di tutto il denaro falso, della carta filigranata e dei cliché, allestendo un falò simbolico nel quale però finisce per sbaglio anche lo stipendio di Antonio.
RECENSIONE
La coppia Totò – Peppino De Filippo, questa volta affiancati da Giacomo Furia, diretti da Camillo Mastrocinque, mettono il sigillo su un altro capolavoro della commedia all’italiana.
Bellissimo film con scene indimenticabili, come quelle girate al bar all’uscita della Metropolitana di Roma linea B “Cavour” o a Piazza degli Zingari, la tipografia di Lo Turco, storia del cinema italiano. Ottimo cameo di Memmo Carotenuto
Assolutamente da vedere.
| PERSONAGGI ED INTERPRETI Totò: Antonio Bonocore Peppino De Filippo: Giuseppe Lo Turco Giacomo Furia: Cardone Gabriele Tinti: Michele Bonocore Giulia Rubini: Marcella Lo Turco Luigi Pavese: ragionier Casoria Memmo Carotenuto: Fernando Nando Bruno: maresciallo Denti | Anita Ciarli: madre di Antonio Yoka Berretty: Marlene, moglie di Antonio Guido Martufi: Riccardo Lo Turco Gildo Bocci: tabaccaio Lauro Gazzolo: signor Andrea Salvo Libassi: brigadiere Solmi Andrea De Pino: dottore Mario Meniconi: finanziere Enzo Maggio: barista Gianni Partanna: un falsario |







