![]() DATI FILMOGRAFICI Titolo originale: LE CINQUE GIORNATE Lingua originale: ITALIANO Paese di produzione: ITALIA Anno: 1973 Durata: 120 min. Regia: DARIO ARGENTO Genere: COMMEDIA, STORICO Distribuzione: RAI PLAY Giudizio: 75/100 |
TRAMA
Durante le cinque giornate di Milano (18-22 marzo 1848), il piccolo delinquente Meo Cainazzo evade fortuitamente di galera a seguito di un bombardamento d’artiglieria e va alla ricerca del suo capobanda Zampino (anche detto Libertà). Meo stringe amicizia con Romolo, fornaio romano bracalone e bonaccione, venuto a Milano per aiutare lo zio nel lavoro. I due vengono coinvolti in una girandola di vicende tragicomiche: partecipano all’erezione di una barricata con le suppellettili di una contessa ninfomane, che poi si concede ai rivoluzionari vittoriosi; soccorrono una partoriente, vengono arruolati loro malgrado nella brigata dell’ambiguo barone Tranzunto, assistono alle violenze dei “patrioti” e alle rappresaglie degli austriaci.
Cainazzo, per aver fatto uso della conclamata libertà di opinione, viene massacrato di botte dai “patrioti” quale sobillatore. In seguito salva insieme a Romolo la vedova di un austriacante, che in compenso dà loro da mangiare, per poi concedersi a Romolo. Cainazzo, arrestato dagli austriaci mentre tenta di lasciare Milano, è giudicato e liberato da Zampino che, per far denaro, ha recitato tre parti: ladro, patriota e austriacante.
Dopo essersi ricongiunto a Romolo e alla brigata del barone Tranzunto, assiste all’ennesimo atto di violenza gratuita da parte dei “patrioti”: un uomo denuncia la fidanzata (che gli preferisce un soldato austriaco) come collaborazionista. Il drappello di Tranzunto piomba nella camera da letto della ragazza: il soldato viene torturato con la baionetta poi Tranzunto lo uccide sparandogli alla testa e poi tenta di stuprare la ragazza, ma Romolo la difende e nella colluttazione Tranzunto cade dalle scale morendo sul colpo. Romolo viene portato via e fucilato.
Schifato ed esasperato, Cainazzo, nel colmo della festa per la vittoria “del popolo”, grida il suo sdegno per quella che, a suo parere, non è altro che una carnevalata di imbrogli ad esclusivo beneficio dei “signori”.
RECENSIONE
Il film ci mostra un episodio della cosiddetta “Primavera dei popoli” e del periodo risorgimentale in Italia, ovverosia le cinque giornate di Milano e a tutt’oggi è l’unica escursione dal genere thriller e horror del regista romano.
“Le cinque giornate” è una commedia amara che mette in primo piano i risvolti sociali e politici della vicenda. Commedia che riesce anche ad essere divertente grazie alla coppia Adriano Celentano e Enzo Cerusico, che ci mettono molto del loro nel film.
Un’ottimo film di un regista diventato famoso per ben altri generi cinematografici che ci regala uno spaccato dell’Italia risorgimentale.
Assolutamente da vedere.
P.S.: La pellicola, riallacciandosi al filone allora parecchio in voga del film “ottocentesco-popolare”, mette in scena un celeberrimo episodio della cosiddetta Primavera dei popoli e del periodo risorgimentale in Italia, ovverosia le cinque giornate di Milano, e rappresenta a oggi l’unica escursione dal genere thriller e horror del regista romano, il quale di fatto confeziona una commedia amara dai forti risvolti sociali e politici volta ad una rilettura critica della natura di quegli eventi.
La pellicola venne realizzata principalmente a Pavia: piazza Borromeo e l’inerente collegio, il Salone teresiano alla Biblioteca Universitaria, piazza Antoniotto Botta Adorno (palazzo Botta Adorno), piazza Collegio Ghislieri e la basilica di San Teodoro.
Alcune riprese furono effettuate a Milano: via Palazzo Reale e piazza Belgioioso col suo Palazzo, e davanti alla Casa degli Omenoni in via degli Omenoni.
| PERSONAGGI ED INTERPRETI Adriano Celentano: Meo Cainazzo Enzo Cerusico: Romolo Marcelli Marilù Tolo: contessa Tortiglioni Luisa De Santis: donna incinta Carla Tatò: la vedova Glauco Onorato: Zampino Tom Felleghy: Mariano | Sergio Graziani: barone Tranzunto Dario Argento: uomo fasciato Salvatore Baccaro: Garafino Guerrino Crivello: popolano Emilio Marchesini: prigioniero Dante Maggio: vecchio prigioniero Ugo Bologna: ufficiale Ivana Monti: donna violentata dal barone Rolanda Benac: seconda donna del barone |







