TOTO’ E I RE DI ROMA

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DATI FILMOGRAFICI

Titolo originale: TOTO’ E I RE DI ROMA

Lingua originale: ITALIANO
Paese di produzione: ITALIA
Anno: 1952
Durata: 100 min.
Regia: MARIO MONICELLI, STENO
Genere: COMMEDIA
Distribuzione: PRIME VIDEO

Giudizio: 75/100

TRAMA

Ercole Pappalardo lavora come archivista capo al Ministero; è in attesa della promozione – che lo aiuterebbe a mantenere in modo più dignitoso la sua numerosa famiglia – e della nomina a cavaliere. Un giorno viene chiamato, assieme al suo superiore il cavalier Capasso, dal direttore generale in persona, “Sua Eccellenza” Langherozzi-Schianchi, perché si metta a disposizione di un suo conterraneo, del quale il ministro vuole avere il consenso in vista delle prossime elezioni. L’uomo con cui Pappalardo si deve confrontare è un pedante maestro elementare, Palocco, che pretende il ritrovamento di una pratica riguardante il trasferimento di un pappagallo, già appartenuto a un defunto musicista del suo paese di cui Palocco è un grande estimatore, ed eventualmente anche il ritrovamento del pennuto stesso.

Pappalardo è malato di cuore e la famiglia vive di stenti, dividendo per cena un uovo in sette parti. I vicini vanno in villeggiatura e la moglie di Pappalardo decide di simularne una: la famiglia esce di giorno salutando tutti, ma poi rientra di nascosto di notte. Ferruccio, collega di Pappalardo, credendolo solo, lo invita a teatro con due ragazze. Qualche ora più tardi, mentre si trova sul loggione di un teatro assieme a Ferruccio, Pappalardo starnuta e colpisce proprio il direttore generale, che si trova seduto in platea nelle poltrone poste sotto al loggione, in compagnia di Palocco e di una donna. Lo starnuto viene interpretato come uno sputo e Pappalardo viene identificato da Palocco. Da quel momento, Pappalardo tenta in tutti i modi di scusarsi con Sua Eccellenza, ma la presenza di Palocco da un lato e i controproducenti suggerimenti di Ferruccio dall’altro fanno solo peggiorare la situazione. Scoperto che il pappagallo di cui Palocco cercava notizie è morto da tempo, Pappalardo decide di prenderne un altro e di farlo passare per quello richiesto.

La sera in cui Pappalardo invita il direttore generale e Palocco in casa sua per mostrargli il pappagallo, questo ha imparato solo “quella carogna di Langherozzi” che Pappalardo spesso ripete in casa e così insulta Sua Eccellenza, il quale minaccia di vendicarsi. Su suggerimento di Ferruccio, Pappalardo scrive una lettera di scuse a Langherozzi-Schianchi, purtroppo piena di errori di ortografia, peggiorando ulteriormente la sua posizione, perché il direttore generale si rende conto della totale ignoranza dell’archivista, privo persino della licenza elementare. Per non fargli perdere il posto di lavoro, il suo superiore gli consiglia di conseguire almeno quel primo titolo di studio.

Ercole cerca di prepararsi al meglio, ma all’esame di licenza elementare sbaglia quasi tutte le risposte. La commissione vorrebbe bocciarlo, ma, dopo un accorato discorso dell’archivista, comprende la sua difficile situazione e decide di ammetterlo ugualmente; entra però nell’aula il presidente di commissione: l’odiato Palocco. L’uomo ridicolizza Pappalardo e lo boccia, cosa che spinge l’archivista a esplodere in un vero e proprio pestaggio ai danni della commissione.

Consapevole d’aver ormai perduto il posto al ministero, Pappalardo decide di morire, per poi dare in sogno alla moglie dei numeri da giocare al lotto. Dopo avere scoperto che anche l’altro mondo è dominato da uffici e carte bollate, riesce a ottenere in modo illecito i numeri e a comunicarli in sogno alla moglie. Poco dopo viene portato al cospetto di Dio, che intende punirlo per il gesto: tuttavia, quando il Padreterno viene a conoscenza del fatto che Pappalardo è stato per trent’anni impiegato al ministero, lo manda subito in Paradiso.

RECENSIONE

“Totò e i Re di Roma” è l’unico film dove i due più grandi attori della commedia italiana hanno lavorato insieme, Alberto Sordi e Totò, il primo un pignolo e “cattivo” professore, il secondo un modesto archivista del Ministero con una numerosa famiglia, moglie e cinque figlie.

Il film gira tutto sulla ricerca di un pappagallo e su un esame per ottenere la licenza elementare, tra gag e situazioni esilaranti il film è un piccolo gioiellino di cinema italiano.

Come ciliegina sulla torta l’ottimo cast che affianca i due comici: Aroldo Tieri, Anna Carena, Giulio Stival, Ernesto Almirante e tanti altri.

Assolutamente da vedere.

P.S.: È l’unico film in cui Totò e Alberto Sordi recitarono insieme; il titolo della pellicola fa riferimento a una domanda che viene proposta a Totò durante l’esame per la licenza elementare.

Censura:

  • Il titolo originale avrebbe dovuto essere E poi dice che uno…, con riferimento a una frase pronunciata spesso da Totò durante il film: «E poi dice che uno si butta a sinistra […] !».
  • Nella scena dell’interrogazione, quando Alberto Sordi chiede a Totò il nome di un pachiderma, si sente la risposta doppiata con voce diversa, che risponde: «Bartali!». Il movimento labiale dell’attore già tradisce il cambiamento e inoltre la risposta di Sordi – «Vedo che Lei non ha perso l’abitudine d’insultare i suoi superiori!» – rende ancor più evidente la manomissione del copione originario. Il tono è infatti fortemente sdegnato e quel “superiore” non può riferirsi al ciclista. Leggendo infatti il labiale di Totò, si può capire che pronuncia “De Gasperi!”.
  • Altra scena che provocò problemi con la censura fu tutta la parte ambientata nell’aldilà. Al colloquio finale tra Pappalardo e Dio (interpretato da Ernesto Almirante) viene tagliata una intera pagina di dialogo ritenuta troppo irriguardosa nei confronti della religione. Viene anche ritenuto inaccettabile che il protagonista ricorresse al suicidio per salvare la famiglia, e così, per mezzo di una consolatoria postilla affidata a una voce fuori campo a fine film, il tutto viene “sfumato” in una sorta di sogno per smorzare i toni drammatici non consoni a un film comico. Inoltre, viene tagliata la battuta con cui Pappalardo, preparandosi a morire, chiede melodrammaticamente di vedere per l’ultima volta le sue cinque figlie, sembrata fin troppo allusiva a un suicidio.
PERSONAGGI ED INTERPRETI

Totò: Ercole Pappalardo
Anna Carena: Armida Pappalardo
Alberto Sordi: Palocco, maestro elementare
Aroldo Tieri: Petrucci, collega di Ercole Pappalardo
Giulio Stival: Sua Eccellenza Langherozzi-Schianchi
Giovanna Pala: Ines, figlia di Ercole
Ernesto Almirante: il Padreterno
Pietro Carloni: Capasso, capoufficio
Eduardo Passarelli: maestro esaminatore
Marisa Fimiani: squillo al Teatro Sistina
Gianni Glori: Giorgio, fidanzato di Ines
Anna Vita: figlia maggiore di Ercole
Ada Mari: maestra esaminatrice
Eva Vanicek: Susanna, figlia di Ercole
Francesca Pietrosi: squillo al Teatro Sistina
Alfredo Ragusa: l’usciere al ministero
Italia Marchesini: prima signora Sconocchia, vicina di casa dei Pappalardo
Gorella Gori: seconda signora Sconocchia, vicina di casa dei Pappalardo
Lilia Landi: contessa al Teatro Sistina
Ugo Mari: uno spettatore dietro Palocco a teatro in platea
Mario Maresca, Cesare Ranucci, Pierugo Gragnani, Eugenio Galadini, Mario Castellani: colleghi di Ercole Pappalardo
Giulio Calì: il direttore dell’orchestrina improvvisata in casa di Pappalardo
Paolo Ferrara: maestro esaminatore
Aristide Catoni: un signore che accompagna Ercole Pappalardo al suo funerale
Amedeo Girard: l’impiegato burocrate all’Olimpo
Emilio Petacci: Filippini, il collega di Pappalardo all’Olimpo
Nino Milano: l’impiegato che iscrive Ercole Pappalardo all’Olimpo
Furio Meniconi: un signore che vuole dare i numeri al lotto a Ercole all’Olimpo
Amerigo Santarelli: un altro signore che dà il terno vincente per Bari a Ercole all’Olimpo
Mimmo Poli: un signore della borsa nera dei numeri all’Olimpo che dice che piove

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