ANALISI: I SOLITI IGNOTI

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I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli è il capolavoro della commedia all’italiana che rovescia il genere americano del caper movie (il film di furti) trasformandolo nella radiografia tragicomica di una umanità marginale, goffa e cialtronesca.

Ecco l’analisi strutturata per sequenze e blocchi narrativi principali del film.

1. L’incipit e la genesi del colpo
• La presentazione del microcosmo: Il film si apre con una Roma periferica, grigia e popolare. Conosciamo i protagonisti: Peppe (Vittorio Gassman), un pugile da quattro soldi; Tiberio (Marcello Mastroianni), fotografo squattrinato; Mario (Renato Salvatori); Ferribotte (Tiberio Murgia), geloso siciliano; e Capannelle (Carlo Pisacane), l’anziano factotum sempre affamato.
• L’idea: Peppe viene a sapere da un compagno di cella (durante una breve detenzione) del piano perfetto per svaligiare un banco dei pegni in via Anicia. Decide di formare una banda scalcinata per compiere il “colpo grosso”.

2. La ricerca del maestro: Dante Cruciani
• L’incontro con il professionista: I ladruncoli capiscono di non avere le competenze tecniche per forzare una cassaforte moderna. Decidono di rivolgersi a Dante Cruciani (interpretato da Totò), un “luminare” dei furti ormai stanco e in libertà vigilata.
• La lezione teorica: La celebre scena della “lezione di scasso” a casa di Cruciani è un manuale di cinema: il veterano spiega con serietà accademica come si apre una cassaforte usando un calibro e il “toc-toc”, demistificando il crimine e ridicolizzando le ambizioni della banda.

3. I preparativi e la vita quotidiana
• I fallimenti quotidiani: La preparazione del colpo si scontra continuamente con la miseria e i piccoli drammi personali dei protagonisti. Tiberio deve gestire la moglie in carcere e il figlio piccolo; Ferribotte sorveglia morbosamente la sorella Carmelina (Claudia Cardinale); Peppe tenta goffamente di corteggiare Nicoletta.
• La spersonalizzazione del crimine: C’è un costante scarto tra l’epica della mala e la desolante realtà domestica dei personaggi, mossi più dalla fame e dal bisogno di riscatto sociale che da vera tempra criminale.

4. La notte del colpo e il tragico/comico fallimento
• L’irruzione nell’appartamento attiguo: La banda entra nell’appartamento confinante con il Monte di Pietà, abitato da due anziane signore che preparano la cena. Il piano prevede di sfondare il muro divisorio.
• La cucina e la pasta e fagioli: Uno dei momenti più alti del film vede Capannelle distratto dal profumo di una pentola di pasta e fagioli lasciata sul fuoco dalle signore. La fame cronica ha la meglio sull’avidità criminale.
• Il buco nel muro sbagliato: A causa di errori di calcolo e della fragilità della struttura, i colpi di piccone finiscono per abbattere il muro sbagliato, finendo non nella cassaforte ma in un locale attiguo o causando il disastro definitivo con una fuga di gas.

5. Il requiem finale: lo scioglimento della banda
• La fuga all’alba: Il piano va in pezzi. La polizia non interviene con le sirene di un kolossal d’azione, ma il fallimento è totale, silenzioso e umiliante. La banda si dissolve all’alba per le strade di Roma.
• L’amara conclusione: Ognuno prende la sua strada in un’atmosfera di desolata malinconia e rassegnazione, suggellata dalla celebre camminata e dal senso di inadeguatezza che restituisce i protagonisti alla loro eterna insignificanza.

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