
Nome e cognome: Tomás Quintín Rodríguez
Pseudonimo: Tomas Milian
Data di nascita: 3 marzo 1933
Luogo di nascita: L’Avana, Cuba
Data di morte: 22 marzo 2017
Luogo di morte: Miami, USA
Mestiere: Attore/Sceneggiatore
Milian nacque a L’Avana alle 3:33 del 3 marzo 1933 da Lola e Tomás, generale del regime di Gerardo Machado, poi arrestato in seguito al colpo di Stato di Fulgencio Batista; il 31 dicembre 1946 il tredicenne Tomás assistette al suicidio del padre e nel 1957 lasciò Cuba per gli Stati Uniti, dove ottenne la cittadinanza. Qui dapprima si iscrisse all’Università dell’Accademia Teatrale di Miami e poi si trasferì a New York, dove frequentò l’Actors Studio e fu allievo di Lee Strasberg.
Da qui i primi lavori teatrali a Broadway e nel 1957 la sua partecipazione alla serie televisiva statunitense “Una donna poliziotto” (Decoy). Alla fine degli anni cinquanta ebbe inizio la sua fortunata carriera italiana: arrivato in Italia con soli cinque dollari in tasca, partecipò nel 1959 al Festival di Spoleto, recitò una pantomima di Jean Cocteau e venne individuato e scelto dal regista Mauro Bolognini per il personaggio di un film che aveva intenzione di girare (La notte brava). Milian firma un contratto che lo lega alla Vides di Cristaldi e tra il 1960 e il 1966 recita in ruoli impegnati lavorando con registi come Alfredo Giannetti (Giorno per giorno, disperatamente), Luchino Visconti (Il lavoro, episodio del film Boccaccio ’70) e Florestano Vancini (La banda Casaroli). A questo periodo della sua carriera appartengono i ruoli interpretati insieme a Claudia Cardinale in opere quali “Il bell’Antonio” (sempre di Bolognini) e “I delfini” del 1960, “Gli indifferenti” del 1964 e “Ruba al prossimo tuo…” del 1968 (tutti di Francesco Maselli).
Contrariato dal doppiaggio, insoddisfatto dei ruoli e dei guadagni, non rinnova il contratto e tenta la strada del cinema popolare. Nel 1967, dopo il buon successo di “The Bounty Killer”, continuò con lo spaghetti-western, diventandone uno degli attori simbolo. Indimenticabili i suoi personaggi di “Cuchillo” (nel dittico La resa dei conti e Corri uomo corri, diretto da Sergio Sollima), e di “Chaco” (nell’iperviolento I quattro dell’apocalisse, diretto da Lucio Fulci).
Il successo giunse negli anni settanta, a braccetto con l’inconfondibile doppiaggio di Ferruccio Amendola, con polizieschi all’italiana, che la critica ufficiale ha sempre giudicato di scarsa qualità, ma che sono stati ampiamente rivalutati diventandone oggi dei veri e propri cult movie. Famoso il suo sodalizio con il regista Umberto Lenzi che lo ha diretto in molti polizieschi divenuti cult come “Roma a mano armata” e “Il cinico, l’infame, il violento”, entrambi con Maurizio Merli; “Il giustiziere sfida la città” in cui interpreta un personaggio con il nome di Rambo ben sette anni prima dell’omonimo impersonato da Stallone, “Milano odia: la polizia non può sparare”, con Henry Silva e Ray Lovelock e infine “La banda del gobbo”. Nello stesso genere i successi avuti anche in “Squadra volante”, con Gastone Moschin e “La banda del trucido”, con Luc Merenda, entrambi di Stelvio Massi e soprattutto nella serie di Nico Giraldi diretta da Bruno Corbucci.
Attore versatile, nella sua filmografia ci sono anche due film a sfondo politico con Gian Maria Volonté, uno è “Banditi a Milano” di Carlo Lizzani e l’altro è “Faccia a faccia”, sempre di Sergio Sollima.
Si era dedicato anche alla commedia sexy all’italiana con pellicole quali “40 gradi all’ombra del lenzuolo”, un film a episodi di Sergio Martino in cui interpreta il primo sketch al fianco di Edwige Fenech, “Uno contro l’altro, praticamente amici”, accanto a Renato Pozzetto, e “Messalina, Messalina!”, queste ultime due dirette ancora da Bruno Corbucci.
I thriller più famosi furono invece “Non si sevizia un paperino” di Lucio Fulci, “Il consigliori” di Alberto De Martino, con Martin Balsam, “La vittima designata” di Maurizio Lucidi e “I cannibali” di Liliana Cavani, entrambi interpretati al fianco di Pierre Clémenti.
Dopo essere tornato agli impegni drammatici iniziali con “La luna” (1979) di Bertolucci e “Identificazione di una donna” (1982) di Antonioni, il declino del genere poliziesco sembrò coincidere un po’ con quello della sua lunga carriera, ma dopo un periodo di scarse apparizioni in pellicole non indimenticabili, all’inizio degli anni novanta tornò negli Stati Uniti stabilendosi a Miami Beach, in Florida, per partecipare, sia pure per parti minori, a film diretti da noti registi americani come Abel Ferrara, Tony Scott, Sydney Pollack, Oliver Stone, Steven Spielberg, Steven Soderbergh, Andy García e in varie produzioni teatrali e televisive.
Sempre per il grande schermo lavora inoltre con il cineasta messicano Alfredo De Villa (Washington Heights, 2002; Fugly!, 2014) e con quello peruviano Luis Llosa, vestendo per quest’ultimo i panni del dittatore dominicano Rafael Leónidas Trujillo in “La fiesta del chivo” (2005), tratto dall’omonimo romanzo di Mario Vargas Llosa, cugino del regista.
Dopo un’assenza di vent’anni nel 2010 è tornato in Italia per girare il film “Roma nuda” di Giuseppe Ferrara, dove interpreta il ruolo di un funzionario di polizia in pensione, oltre che ad essere co-sceneggiatore. La pellicola resta inedita tranne che per la proiezione privata avvenuta a Roma nel 2012. Doveva essere presente nella sezione “Back to Life”, il 30 novembre, come anteprima per il 41° Torino Film Festival; e successivamente l’8 dicembre fra gli eventi speciali della XXII edizione del Festival del cinema di Porretta Terme; ma il produttore lo ha ritirato il 25 novembre 2023.
Nel 2014 è protagonista del documentario “The Cuban Hamlet – Storia di Tomas Milian”, diretto da Giuseppe Sansonna, in cui l’attore ritorna dopo cinquantotto anni nella sua Cuba, lasciata nel 1956, intervistato sull’onda dei ricordi e delle emozioni provocategli dal suo rientro alla natia L’Avana. L’8 ottobre dello stesso anno, dopo una lunga gestazione, esce la sua autobiografia “Monnezza amore mio”, scritta con la collaborazione di Manlio Gomarasca. Una settimana dopo riceve il Marc’Aurelio Acting Award alla carriera alla Festa del Cinema di Roma. Tomas Milian ha sempre dichiarato un grande amore per Roma e per i romani.
Nel 1966 Tomas Milian tentò anche l’avventura musicale con una piccola band, Tomas Milian Group, composta da sei giovanissimi romani: Ray Lovelock (che in seguito diventerà un famoso attore) voce, Maurizio Luzi (chitarra solista), Aldo Colangelo detto “Fido” (tastiere, voce), Mario Piccinno (batteria), Romeo Piccinno (chitarra e voce), Peppe Colella (basso, strumenti vari, voce). Il gruppo ha pubblicato singoli come La piazza, Presto presto scusa scusa, Un libro, una storia e una cover di A Whiter Shade of Pale, che ebbe molto successo in giro per i Piper Club d’Italia, ma che non venne mai pubblicata.
Partecipò inoltre come ospite d’onore a spettacoli musicali, quali “Il canzoniere minimo” di Giorgio Gaber e interpretò le canzoni dei titoli di testa di “Corri uomo corri” e “La vittima designata”, oltre a “Ay Amor” di Caetano Veloso in “Washington Heights”.
Il 22 marzo 2017, a 84 anni, fu trovato morto in casa a Miami per un ictus. Dopo il funerale, celebrato in forma privata, è stato cremato e le sue ceneri sono a New York accanto ai resti della moglie.

