DA CALIGARI AGLI ZOMBIE

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DATI BIBLIOGRAFICI

Titolo: DA CALIGARI AGLI ZOMBIE
Sottotitolo: L’HORROR CLASSICO 1919-1969
Autore: EMANUELA MARTINI (a cura di)
Casa editrice: IL CASTORO
Anno: 2019
Pagine: 160
Prezzo di copertina: € 15,00
Genere: CRITICA, SAGGISTICA, GUIDE

Giudizio: 80/100
Note: Illustrato

SINOSSI

“Si può fare!”, esclamava il dottor Frankenstein leggendo gli appunti del nonno sulla possibilità scientifica di rianimare i morti in “Frankenstein Junior”, l’irresistibile omaggio di Mel Brooks ai gloriosi horror degli anni Trenta. Si può fare: ricostruire un uomo, rincorrere i vampiri, danzare con i fantasmi, lasciarsi sedurre da sinuose regine della notte, come ha fatto il cinema fin dalle origini, unica macchina capace di mostrare quello che nemmeno gli specchi riflettono. Considerato a lungo (fino alla metà degli anni Settanta) un genere sensazionalistico e minore, tanto da essere spesso relegato nella serie B delle compagnie di produzione, l’horror è sempre amato dagli spettatori, dei quali spesso esprime le tensioni, le ansie, le insofferenze. Questo libro ripercorre le tappe dell’horror classico: dagli incubi aguzzi della Repubblica di Weimar evocati nel 1920 da Robert Wiene con “Il gabinetto del dottor Caligari” ai voraci non morti resuscitati da George Romero nel 1969 con “La notte dei morti viventi”, primo, dirompente capitolo del New Horror. In mezzo, le creature classiche materializzate dalla Universal (Dracula, Frankenstein, l’Uomo Lupo, il Fantasma dell’Opera, la Mummia) e trent’anni dopo rese sensuali e sanguigne dalla Hammer Film; le tensioni sottili e i fantasmi, le donne pantera e i ladri di cadaveri evocati dalla Rko di Val Lewton con il lavoro di Jacques Tourneur, Robert Wise e Mark Robson; le allucinazioni macabre con cui Roger Corman traduce sullo schermo Edgar Allan Poe; le magnifiche streghe e vampire della via italiana al gotico di Mario Bava e Riccardo Freda; i bambini inquietanti di Henry James, gli scienziati pazzi, le donne senza volto, le case infestate, gli automi, i pupazzi parlanti e le bambole assassine, tutti i mister Hyde che ognuno di noi nasconde in sé. Una carrellata sui film, gli autori, gli interpreti che hanno dato corpo e volto alle nostre paure e che sono alla base di tutto l’horror successivo.

RECENSIONE

Il primo film horror della storia è “Le manoir du Diable” (La casa del diavolo) del 1896 del regista Georges Méliès, un cortometraggio muto di tre minuti, mentre il libro in questione parte dal 1919, anzi esattamente dal 1920 con il film muto “Il gabinetto del Dottor Caligari” di Robert Wiene, citato come il simbolo del cinema espressionista tedesco, per concludere il suo viaggio nell’horror con l’anno 1969 con il film “La notte dei morti viventi” di George Romero.

Il libro, oltre che da degli scritti critici, è composto da schede su diversi film e alcuni opinioni in merito, scritti raccolti e “messi insieme” dalla curatrice del libro, Emanuela Martini.

Il libro ottimamente illustrato con foto in bianco e nero dell’epoca offre una buona panoramica su mezzo secolo di cinema horror, il meno conosciuto ai più ma sicuramente il più “vero”.

Assolutamente da leggere.

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