![]() DATI FILMOGRAFICI Titolo originale: FANTOZZI 2000 – LA CLONAZIONE Lingua originale: ITALIANO Paese di produzione: ITALIA Anno: 1996 Durata: 91 min. Regia: DOMENICO SAVERNI Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO Distribuzione: PRIME VIDEO Giudizio: 20/100 |
TRAMA
All’alba del terzo millennio, la Megaditta si trova di fronte a una crisi a causa della mancanza di soggezione dei nuovi impiegati. Si decide perciò di far tornare in vita, grazie alla biotecnologia avanzata, l’impiegato più servile di tutti i tempi: il ragionier Ugo Fantozzi. Questi ritorna in vita e dopo aver innaffiato per mesi la piantina di Balabam, riempiendosi di acqua da un orecchio e versandola dall’altro, il ragioniere è premiato dal megadirettore galattico con una missione di responsabilità: sorvegliare il suo figlio più piccolo, Adalberto Maria, un ragazzino che, secondo il padre, è una vera peste, il membro più terribile della famiglia. Preparatosi a gestire il mostro raccontatogli, Fantozzi scopre che in realtà il bambino è considerato la pecora nera della famiglia perché è dolce ed altruista, troppo buono e generoso per gli standard dei direttori aziendali. L’impiegato e il bambino sono rinchiusi in una scuola di educazione al potere, un autentico carcere dove si studiano l’abuso di potere, lo sfruttamento dei dipendenti, il sopruso, la delinquenza e l’infamia.
Il figlio si sfoga, con altri compagni, per la totale assenza dei rispettivi genitori. Uno dei ragazzini dice a Fantozzi di immaginarlo come il tipico impiegato servile: Fantozzi si intenerisce e scappa dal collegio insieme ai bambini, per portarli allo zoo. Uno dei ragazzi, mosso a compassione, apre il recinto, liberando un elefante, perché il vederlo prigioniero in cattività gli ricordava la reclusione di lui e dei suoi compagni in quel collegio-carcere. I ragazzini, creduti per questo dei teppisti, finiscono tutti in questura per venire poi recuperati dai delegati dei genitori, mentre il Balabam junior è raggiunto da Fantozzi, che dice di esserne il padre e dichiara di non voler più condurre una vita dissoluta in modo da poter finalmente rimanere accanto al figlio. Il bambino viene poi accompagnato dallo zio cardinale, un’altra “pecora nera” della famiglia, ma viene scoperto da Balabam, che lo punisce con ben trentanove frustate (oltre alle trentotto non in sua presenza).
La “febbre” da SuperEnalotto imperversa ormai in tutta Italia. Fantozzi decide di giocare un sistemone in società con alcuni ex-colleghi, tra i quali la signorina Silvani. Dopo molte settimane di gioco senza aver vinto nulla, gli ex-colleghi mandano Fantozzi ed il suo sistemone a quel paese. Fantozzi nel frattempo ha dovuto vendere tutto il mobilio, rinunciando persino al riscaldamento per trovare i soldi da poter giocare. La moglie Pina va in ricevitoria a fare la giocata, ma all’ultimo momento decide di non giocare il sistema, spronata anche da un ubriacone nelle vicinanze, raccontando però al marito di averlo giocato regolarmente. Ovviamente Fantozzi fa 6 e vince ma mentre questi esulta per la gioia, Pina è sul punto di svenire. Alla fine, mentre Fantozzi è andato a prendere dello champagne, Pina scrive un biglietto in cui confessa al marito la triste verità. Arriva però in casa Fantozzi la signorina Silvani, convinta ormai che Fantozzi sia miliardario è ben decisa ad andare a convivere con lui. Fantozzi realizza il sogno di una vita, ma è costretto ad affittare un castello già residenza di papa Bonifacio VIII da un macellaio e a soddisfare i mille capricci della Silvani a suon di cambiali. La signorina Silvani, però, vuole essere solo servita e riverita e si rifiuta di essere una brava donna di casa come Pina, che il ragioniere inizia ben presto a rimpiangere. Quando i creditori delle cambiali firmate da Fantozzi reclamano il pagamento, la Silvani scopre tutto e se ne va. Fantozzi torna dunque a casa venendo raggiunto dalla Pina, e i due tornano insieme come al solito.
A casa Fantozzi arriva la nipote Uga (detta Ughina) ormai diciassettenne, affidata ai due coniugi dai genitori Mariangela e Bongo, in viaggio in Africa. La ragazza manifesta tutti gli interessi e gli atteggiamenti tipici degli adolescenti, dal look all’ultima moda alle treccine da “fricchettoni”, mentre i nonni cercano di interpretare i suoi comportamenti e il linguaggio che utilizza. Mentre accompagnano la ragazza nella sua stanza, i due percepiscono un odore nauseabondo, che gli fa sospettare un guasto al sistema fognario, salvo scoprire poco dopo che l’orribile miasma proviene da uno stivale in possesso della ragazza, la quale lo definisce “un pegno d’amore”, suscitando la preoccupazione della nonna, che rimprovera il marito per la sua noncuranza nei confronti delle questioni di cuore della nipote, asserendo come essa sia ormai un’adolescente e di conseguenza di come sia normale che provi le sue prime pulsioni, temendo che qualcuno possa approfittarsi di lei per questo motivo, preoccupazione che incontra lo scetticismo del nonno, che visto l’aspetto poco attraente della ragazza, non trova molto plausibile che venga plagiata e qualcuno approfitti della sua ingenuità. Dopo aver espresso il suo desiderio di personalizzare la sua stanza (occupata precedentemente dalla madre Mariangela) che viene accolta positivamente dalla nonna, i coniugi Fantozzi scoprono il giorno successivo che la ragazza ha tappezzato le pareti con dei poster ritraenti giovani uomini dal fisico scultoreo in intimo succinto. I nonni scoprono così che la ragazza è infatuata di un certo Alex, uno spogliarellista, il quale è il proprietario dello stivale maleodorante in possesso della ragazza, e scopriamo anche che le preoccupazioni di Pina sulla possibilità che la ragazza venga plagiata erano ben poco realistiche dato che Uga si rivela già ben consapevole delle sue pulsioni fisiche e delle dinamiche sessuali, mostrando la consapevolezza tipica degli adolescenti del nuovo millennio, che lascia di stucco i nonni. Uga si presenta al suo spettacolo ma i nonni la seguono e Fantozzi è costretto a vestirsi da donna per entrare nel locale e cercare la nipote, la quale verrà malamente respinta dallo spogliarellista e paradossalmente il giovane coinvolge il protagonista travestito da donna in un momentaneo gioco erotico. Uga, che capisce di non essere all’altezza del suo amato si mette a frignare e quando il nonno cerca di difenderla, questi viene cacciato via dallo spogliarellista, che gli tira dietro uno scarpone puzzolente e quest’ultimo diverrà un regalo per Uga da abbinare a quello già in possesso della ragazza, talmente innamorata del giovane da gradire l’odore ripugnante di queste sue due calzature.
Per il Capodanno del 2000 i coniugi Fantozzi ricevono inaspettatamente un invito a una gran gala, organizzata dalla contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare. L’invito era destinato al dottor Ugo Fantocci, ma Fantozzi lo ritiene destinato a lui, credendo che, come al solito, avessero storpiato il suo cognome e che dottore fosse un titolo attribuitogli perché, come dice a Pina, che gli fa notare di essere ragioniere e non dottore, “ormai siamo tutti dottori”. Al Gran Galà, al quale non mancheranno le consuete gaffe di Fantozzi, i due siedono al tavolo d’onore con la Contessa. Vengono servite delle grandi mozzarelle di bufala che però non bastano per tutti gli ospiti, così si scatena una rissa. A fine festa raggiunge il luogo il dottor Ugo Fantocci, il vero destinatario dell’invito, così i coniugi Fantozzi sono costretti a fuggire e vengono rincorsi da tutti gli invitati e persino dalla Contessa madre, alla quale viene servito da bere un tè con pasticche di viagra, accidentalmente cadute nella tazza a causa di una svista dello chef, che la fanno diventare una ninfomane in cerca di uomini, il cui primo visto dall’ultranziana è lo stesso Ugo. La fuga dura fino ad un porticciolo, dove trovano una barca con cui si allontanano, finendo però su un’isola. La Contessa ultracentenaria li segue intanto nuotando nel mare ma viene salvata da un gruppo di marinai, stuprandoli, che affondano però con la nave.
Il ragioniere chiede a Pina di andare a comprare due fucili, con l’intenzione di suicidarsi, sperando che in qualche altra galassia esista almeno un mondo che sia felice. Poco dopo, i coniugi Fantozzi, credendo si tratti di una normale stella cadente che sfreccia nel cielo, vedono sopraggiungere in realtà un’astronave con a bordo un alieno (somigliante a Fantozzi nell’abbigliamento da ragioniere), che afferma che sono molti anni che cerca un mondo felice e che, data la sua veneranda età, la Terra è l’ultimo pianeta dove ha la possibilità di trovare la felicità. Fantozzi gli riferisce che la Terra non lo è affatto e l’alieno si rattrista; cosicché Fantozzi chiede alla moglie di comprare tre fucili anziché due.
RECENSIONE
Decimo e ultimo film della saga dedicata al Rag. Ugo Fantocci, oops… Fantozzi, la regia è affidata ad uno degli sceneggiatori di Fantozzi, Domenico Saverni, al suo secondo e ultimo film come regista. L’inesperienza come regista e probabilmente il non sapere più cosa raccontare su Fantozzi si vede tutta e rende questo decimo film brutto e inutile. Il voto è molto insufficiente.
| PERSONAGGI ED INTERPRETI Paolo Villaggio: Ugo Fantozzi Milena Vukotic: Pina Fantozzi Anna Mazzamauro: signorina Silvani Paolo Paoloni: duca conte Balabam Dodi Conti: Uga Fantozzi Stefano Masciarelli: impresario Mirta Pepe: commissario Irma Capece Minutolo: contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare | Aldo Ralli: scienziato Evelina Gori: contessa madre Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare Centocelle Nightmare: se stessi Lenka Lanci: invitata al cenone Guido Nicheli: insegnante Sergio Forconi: militare accecato Claudio Ricci: Adalberto Maria Balabam Lorenzo Vizzini: figlio dell’avvocato Barambani Jacopo Sarno: Pier Ulderico Cobram Simone Ascani: figlio del dottore |







