![]() DATI FILMOGRAFICI Titolo originale: TRADING PLACES Lingua originale: INGLESE Paese di produzione: USA Anno: 1983 Durata: 117 min. Regia: JOHN LANDIS Genere: COMMEDIA Distribuzione: TV GENERALISTE Giudizio: 60/100 |
TRAMA
Louis Winthorpe III è un altezzoso agente di cambio della “Filadelfia bene” la cui vita trascorre tra l’appagante lavoro, lo svago con gli altolocati amici, l’amore della bella ma superficiale Penelope e i servigi del fedele maggiordomo Coleman, l’unica persona di buon cuore che anima la sua quotidianità. Billy Ray Valentine è invece un senzatetto insolente e imbroglione che mendica spacciandosi per un veterano disabile del Vietnam.
Le vite dei due si incrociano casualmente durante la vigilia di Natale: Billy Ray urta per caso Louis in strada, questi crede erroneamente di essere stato aggredito e chiede l’intervento della polizia, che arresta un incredulo Billy Ray. All’episodio assistono gli avari datori di lavoro di Louis, i fratelli Mortimer e Randolph Duke, e da ciò nasce una disputa tra i due circa le motivazioni che spingono un individuo alla criminalità o al successo: Mortimer sostiene che alcuni siano geneticamente predisposti alla delinquenza o al successo mentre Randolph è convinto che sia l’ambiente nel quale si cresce a determinare l’agire di una persona.
Per verificare le rispettive tesi decidono, a fronte di una scommessa di un solo dollaro, di scambiare le vite di Louis e Valentine con la complicità di un influente e corrotto funzionario del governo, Clarence Beeks, e di un riluttante Coleman: Billy Ray scopre così di avere un innato talento per la finanza mentre Winthorpe, convinto di essere stato incastrato da colui che ha preso il suo posto, cerca riscatto agli occhi dei Duke nonché vendetta nei confronti di Billy Ray; abbandonato dai suoi amici e da Penelope, l’unica a venirgli incontro è Ophelia, una giovane prostituta che era stata assoldata da Beeks per screditarlo e che adesso, sentendosi in parte responsabile, decide di aiutarlo. In breve la disperazione e il rancore spingono Winthorpe ad azioni drastiche che hanno però come solo risultato un patetico tentativo di incastrare il rivale davanti a degli esterrefatti Duke, cosa che decreta la vittoria di Randolph nella scommessa.
Subito dopo l’accaduto proprio Valentine viene a conoscenza dell’inganno perpetrato dai fratelli (che concluso il loro esperimento volevano disfarsi di entrambi) e, messosi alla ricerca di un Louis ormai a un passo dal suicidio, gli rivela l’amara verità. Una volta scoperto che i Duke sono in combutta con Beeks, sul loro libro paga non solo per incastrare Louis ma anche per ottenere illegalmente informazioni per mettere in atto una grande speculazione a Wall Street, Billy Ray e Louis, con l’aiuto di Ophelia e Coleman, si alleano per sfruttare a loro favore la situazione e vendicarsi dei due fratelli colpendoli nella cosa a loro più cara: il denaro. Una volta occupatisi di Beeks e fatto recapitare ai Duke un falso rapporto che li induce a dilapidare avventatamente il loro patrimonio in contratti futures, Winthorpe e Valentine riescono a mandare sul lastrico gli arroganti fratelli rendendo milionari sé stessi oltreché Ophelia, nuova fidanzata di Winthorpe, e Coleman, che d’ora in avanti penseranno solamente a godersi la vita.
RECENSIONE
Gradevole commedia ambientata a New York con un’ottimo cast: Dan Aykroyd, Eddie Murphy, Jamie Lee Curtis e Jim Belushi. Film piacevole che tra gag e disavventure ci regala quasi due ore di divertimento.
Ma nulla di esaltante da renderlo il film di Natale (leggi il seguito). Da vedere un paio di volte, forse, ma non per quasi trentanni di seguito.
Che gli italiani fossero esterofili è risaputo, adorare e venerare ogni cosa che viene dall’estero, soprattutto dall’America, come se noi fossimo un popolo arretrato senza cultura lo trovo eccessivo. La musica straniera è la migliore e cosi il cinema, la letteratura e ogni altra “minchiata” ci viene proposta da oltre confine.
Ma da qui a trasformare “Una poltrona per due” in un film cult per le feste di Natale lo trovo da psicopatici, è dal 1997 che Italia 1 ci propina questo film alla vigilia di Natale. Io la reputo una mancanza di rispetto verso il Cinema Italiano e non ma soprattutto una mancanza di rispetto per l’intelligenza degli italiani.
D’accordo nessuno ti obbliga a vederlo, ma non sopporto tanta demenza.
P.S.: In fase di produzione il film s’intitolava Black & White.
Nel 2010, in occasione dell’entrata in vigore negli Stati Uniti d’America di nuove normative inerenti ai mercati finanziari, il presidente della Commodity Futures Trading Commission, Gary Gensler, ha colloquialmente ribattezzato Eddie Murphy Rule l’insieme delle direttive a contrasto dell’insider trading, traendo ispirazione da quanto avviene in Una poltrona per due.
Negli anni successivi agli attentati dell’11 settembre 2001, negli Stati Uniti, alcune emittenti televisive hanno scelto di tagliare una frase di Winthorpe, che, rivolgendosi a Valentine, all’ombra delle Torri Gemelle e parlando del trading di borsa, dice: «Qui o uccidi o sei ucciso».
Data l’ambientazione della pellicola, col tempo è diventata una consuetudine della televisione italiana inserire Una poltrona per due nel palinsesto delle feste natalizie. A partire dal 1997 il film viene trasmesso pressoché regolarmente da Italia 1 la sera della vigilia, rendendolo di fatto un classico moderno della programmazione festiva e continuando peraltro, a distanza di decenni, a far registrare ottimi riscontri d’ascolto, anche superiori alla contemporanea messa di mezzanotte.
| PERSONAGGI ED INTERPRETI Dan Aykroyd: Louis Winthorpe III Eddie Murphy: Billy Ray Valentine Ralph Bellamy: Randolph Duke Don Ameche: Mortimer Duke Denholm Elliott: Coleman Jamie Lee Curtis: Ophelia Paul Gleason: Clarence Beeks | Frank Oz: poliziotto corrotto Jim Belushi: Harvey Bo Diddley: proprietario di un banco dei pegni Stephen Stucker: capostazione Kristin Holby: Penelope Witherspoon James Eckhouse: poliziotto della prigione Bill Cobbs: Terry, barista Kelly Curtis: Muffy, ragazza del country club Giancarlo Esposito: ragazzo in cella con Billy Ray |







