CHE FINE HA FATTO BABY JANE?

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DATI FILMOGRAFICI

Titolo originale: WHAT EVER HAPPENED TO BABY JANE?
Lingua originale: INGLESE
Paese di produzione: USA
Anno: 1962
Durata: 134 min.
Regia: ROBERT ALDRICH
Genere: DRAMMATICO, HORROR, THRILLER
Distribuzione: APPLE TV

Giudizio: 85/100

TRAMA

Nel 1917 Jane Hudson è una bambina prodigio che, grazie alla sua bellezza e alle doti canore, si esibisce nei teatri di vaudeville degli Stati Uniti d’America insieme a suo padre, il quale, oltre a farle da manager, l’accompagna come pianista sul palcoscenico. Il successo è tale che viene addirittura creata la bambola in porcellana Baby Jane Hudson; le bambole vanno a ruba e Baby Jane assume ben presto atteggiamenti da star viziata e capricciosa trattando tutti, e particolarmente la timida sorella maggiore Blanche, in modo altezzoso e sprezzante.

Lo scenario cambia radicalmente quando le due sorelle crescono. Con l’adolescenza, infatti, Jane perde tutta la sua freschezza; il suo modo di ballare e recitare non incontra più il favore dei produttori e per lei iniziano i fiaschi che la portano a darsi all’alcol: si presenta spesso ubriaca sul set causando vari problemi e finisce così la sua carriera artistica. Blanche, divenuta intanto bellissima, si afferma invece come una delle attrici più brave, acclamate e pagate nello star system hollywoodiano degli anni trenta. Memore di una promessa fatta alla madre, la ragazza cerca comunque in tutti i modi di risollevare la carriera della sorella, arrivando a imporre ai propri produttori di garantire un certo numero di film anche a lei. Una sera del 1935 Blanche si frattura la colonna vertebrale: dovrà vivere il resto dei suoi giorni su una sedia a rotelle, interrompendo così la sua brillante carriera. L’incidente ha tuttavia dei contorni poco chiari; pare comunque che sia stata investita proprio da Jane, ubriaca e invidiosa, nel momento in cui era scesa dall’automobile per andare ad aprire il cancello di casa.

1962. Jane, ultracinquantenne alcolizzata e psicolabile, sottopone l’invalida e indifesa Blanche a continue angherie per vendicarsi del successo e della popolarità che – nella sua mente contorta – la sorella le avrebbe rubato. In un folle delirio, decide addirittura di rimettere in scena il numero migliore del suo repertorio, cantando la canzone I’ve written a letter to daddy; allo scopo coinvolge anche un pianista sbandato, Edwin Flagg, che vive con l’anziana madre. Blanche, intanto, tenta di convincerla ad accettare di farsi curare in una clinica psichiatrica, ma Jane naturalmente non vuole neanche sentirne parlare e aumenta i soprusi nei confronti della sorella; impedendole di ricevere visite, togliendo dalla sua stanza l’apparecchio telefonico e negandole quindi ogni contatto con l’esterno.

Durante un’assenza della sorella, Blanche riesce a scendere dalla carrozzina e a trascinarsi giù per la scala fino al pianterreno, per telefonare al medico in cerca di aiuto; trovandola così al suo rientro in casa, Jane la picchia, le lega i polsi con una corda alla spalliera del letto e la chiude a chiave in camera sua. Quando Elvira, la domestica, riesce ad entrare in casa all’insaputa di Jane, tenta di aprire la porta della stanza di Blanche, ma questa è chiusa a chiave e Blanche non risponde. Preoccupata, Elvira prova a rompere la porta con un martello. Nel frattempo Jane ritorna a casa e sorprende la domestica, la quale le intima di darle la chiave. Jane alla fine gliela consegna, ma uccide la domestica non appena questa entra nella stanza di Blanche. Anche il progetto con il pianista fallisce miseramente, quando l’uomo scopre per caso lo stato di segregazione di Blanche: la situazione quindi precipita, con l’uomo che fugge dalla casa.

Impaurita dagli eventi, Jane sembra addirittura ricercare protezione e affetto in Blanche e, in un momento di regressione infantile, decide di portare la sorella, ormai esausta, sulla spiaggia dove da bambina cantava destando l’attenzione e l’ammirazione dei bagnanti. Giunte in riva al mare, Blanche, allo stremo delle forze, le confessa la verità: al contrario di quanto sempre sostenuto, era stata lei a tentare di investirla a causa dell’umiliazione che aveva subito dalla sorella davanti a tutti al party da cui erano di ritorno. Jane però, accortasi di ciò che Blanche voleva farle, si era spostata e così era finita lei contro il cancello. Uscita dall’auto dopo che Jane era fuggita, Blanche si era trascinata davanti al cofano fingendo di essere stata investita e sostenendo questa versione con la polizia. Jane era stata ritrovata tre giorni dopo, ubriaca e spaesata in un motel, e Blanche aveva approfittato del fatto che lo shock aveva rimosso dalla sua mente le reali dinamiche dell’incidente; Jane era così vissuta con un forte senso di colpa, ritrovandosi sola contro tutti.

Definitivamente regredita all’infanzia, Jane corre a comprare un gelato in un chiosco poco distante, dove viene riconosciuta da due poliziotti che le chiedono di condurli dalla sorella. Circondata da una folla incuriosita, invece di rispondere, Jane inizia a canticchiare e a cimentarsi in un balletto; gli agenti riescono a trovare Blanche, coricata sulla sabbia e avvolta dalla sorella in una coperta, sotto il sole ormai cocente, e le si avvicinano per constatare se sia ancora viva. Il film termina lasciando il quesito sospeso.

RECENSIONE

Tratto dall’omonimo romanzo di Henry Farrell, il film non è solo un racconto claustrofobico di sadismo domestico, ma una delle più spietate e brillanti critiche all’industria di Hollywood, al mito del successo e all’inesorabile decadenza biologica e artistica.

L’opera è passata alla storia anche per la leggendaria rivalità reale tra le due straordinarie protagoniste, Bette Davis e Joan Crawford, una tensione tangibile che conferisce alla pellicola un’autenticità brutale e disturbante.

Il fulcro drammatico del film risiede nella dicotomia recitativa ed estetica delle due interpreti principali, mentre Bette Davis (Jane Hudson) offre una performance monumentale e grottesca. La Davis scelse personalmente di truccarsi da sola, esagerando i tratti fino a trasformare il proprio volto in una maschera horror, un pesante cerone bianco, occhi bistrati di nero e labbra pesantemente dipinte su una pelle segnata dalle rughe. La sua Jane è un mostro tragico, una donna-bambina schizofrenica che oscilla tra una tenerezza disarmante (quando canta con voce stridula la sua vecchia hit “I’ve written a letter to Daddy”) e una ferocia agghiacciante.
Joan Crawford (Blanche Hudson) al contrario, recita in sottrazione, offrendo una prova contenuta, misurata e di grandissima dignità. Costretta per quasi tutto il film a recitare immobile su una sedia a rotelle o a terra, la Crawford esprime il terrore psicofisico e l’impotenza esclusivamente attraverso l’espressività degli occhi e le sfumature della voce.

La regia di Robert Aldrich è magistrale nel gestire la tensione in spazi confinati, sfruttando un claustrofobico e contrastato bianco e nero, Aldrich trasforma la casa in un labirinto espressionista fatto di ombre minacciose, scale ripide e porte sbarrate.
La cinepresa indugia sui dettagli più sordidi (memorabile e terrificante la sequenza del pranzo a base di topo servito sul vassoio d’argento) e accelera il ritmo in un crescendo rossiniano che tocca l’apice nel desolante e ambiguo finale sulla spiaggia.
Nota di merito anche per le musiche sinistre e per l’ottima spalla comica/inquietante offerta da Victor Buono nel ruolo di Edwin Flagg, l’eccentrico pianista opportunista.

“Che fine ha fatto Baby Jane?” è un’opera spietata che non risparmia nulla allo spettatore, né la crudeltà della malattia mentale, né l’orrore della decadenza fisica. Il film riesce nel miracolo di far provare allo stesso tempo repulsione e profonda pietà per entrambe le sorelle, svelando solo nell’ultimo respiro la drammatica verità sull’incidente che ha originato il loro inferno personale. Un classico intramontabile che ha ridefinito i confini del thriller e del melodramma psicologico.

Assolutamente da vedere.

P.S.: Il film è basato sul romanzo “What Ever Happened to Baby Jane?” di Henry Farrell (1960).

Nel 2021 il film è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America in quanto «film culturalmente, storicamente ed esteticamente significativo».

Nel 1991 esce “Che fine ha fatto Baby Jane?” (What Ever Happened to Baby Jane?), un film per la televisione diretto da David Greene, remake del classico del 1962. Anche in questo caso la fonte è sempre l’omonimo romanzo di Henry Farrell. È stato ideato e prodotto da William Aldrich, figlio del regista del film originale del 1962.

Il film fu girato a Los Angeles e dintorni. Casa Hudson era al civico 172 di South McCadden Place nei sobborghi di Hancock Park, Los Angeles; proprio accanto, al civico n. 180, c’era la casa dove viveva Judy Garland durante le riprese de Il mago di Oz girato da Victor Fleming nel 1939. Altre scene furono realizzate al Larchmont Village e in Clinton Street. Le scene interne vennero realizzate presso i Producers Studios e i Raleigh Studios a Hollywood. La sequenza finale sulla spiaggia venne girata vicino alla casa al mare di Aldrich a Malibù, nello stesso posto Aldrich aveva girato le scene finali di Un bacio e una pistola (1955). L’esterno della casa al mare del regista è brevemente visibile in qualche inquadratura durante il finale.

Bette Davis creò lei stessa il proprio trucco per il ruolo di “Baby Jane” Hudson. Il regista Robert Aldrich disse che il risultato si avvicinava molto all’idea che aveva in mente circa il grottesco make-up del personaggio, ma temeva che, fornendole qualche suggerimento, la Davis si sarebbe offesa. Bette Davis non aveva paura di imbruttirsi se questo era richiesto dalla parte da interpretare; in precedenza si era anche parzialmente rasata la testa per interpretare la regina Elisabetta I d’Inghilterra nel film Il favorito della grande regina del 1955.

Immagini d’archivio dei passati film di Bette Davis Uomini nello spazio ed Ex-Lady (entrambi del 1933) e del film Sadie McKee (1934) di Joan Crawford, sono utilizzate per rappresentare nella finzione filmica le rispettive carriere di attrici di Jane e Blanche.

Per la scena in cui Jane picchia Blanche, la Crawford era preoccupata che la Davis potesse farle male per davvero, così chiese di essere sostituita dalla controfigura. Tuttavia, in una scena molto ravvicinata, fu costretta ad essere presente personalmente, e la Davis la colpì talmente forte in testa che furono necessari alcuni punti. La scena fu interrotta. Per ripicca, nella scena in cui Jane deve trascinare Blanche fuori dal letto e per tutta la stanza, la Crawford si rese il più pesante possibile, perché sapeva che la Davis soffriva di un grave mal di schiena.

Il personaggio di Liza, la figlia di Mrs. Bates, la vicina delle Hudson, è interpretato dalla vera figlia di Bette Davis, Barbara Davis Merrill. Dopo che la figlia di Joan Crawford, Christina, scrisse il polemico (nei confronti della madre) best seller Mammina cara, la Merrill pubblicò My Mother’s Keeper nel quale accusava a sua volta la madre di violenza domestica e abuso di alcolici.

lista dei cento film più coinvolgenti e avvincenti del cinema americano e nel 2014 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, in quanto giudicato “di rilevante significato estetico, culturale e storico”. Nel 2020 è stato introdotto nella Hall of Fame della Online Film & Television Association.

PERSONAGGI ED INTERPRETI

Bette Davis: Jane Hudson
Joan Crawford: Blanche Hudson
Victor Buono: Edwin Flagg
Maidie Norman: Elvira Stitt
Anna Lee: signora Bates
B. D. Hyman: Liza Bates
Marjorie Bennett: Dehlia Flagg
Robert Cornthwaite: dottor Shelby
Bert Freed: Ben Golden
Wesley Addy: Marty Mac Donald
Julie Allred: Baby Jane Hudson
Gina Gillespie: Blanche Hudson bambina

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