![]() DATI FILMOGRAFICI Titolo originale: EDWARD SCISSORHANDS Lingua originale: INGLESE Paese di produzione: USA Anno: 1990 Durata: 105 min. Regia: TIM BURTON Genere: FANTASTICO, DRAMMATICO, SENTIMENTALE Distribuzione: DISNEY + Giudizio: 75/100 |
TRAMA
Un’anziana signora racconta alla sua nipotina la storia di Edward Mani di Forbice, un automa con delle forbici al posto delle mani.
Molti anni prima, la rappresentante di cosmetici Peggy Boggs non trova acquirenti per i suoi prodotti; nel tentativo di trovare un cliente visita una villa gotica fuori città, dove scopre Edward. Questi le racconta che il suo creatore, uno scienziato visionario, era morto improvvisamente prima di completarlo con delle mani artificiali; impietosita, Peggy decide di portarlo a casa sua. Edward stringe subito una sincera amicizia col figlio minore di Peggy, Kevin, e col marito Bill. In seguito si innamora perdutamente di Kim, la figlia adolescente di Peggy, nonostante lei provi repulsione nei suoi confronti; anche Kim, tuttavia, scoprirà presto la natura mite di Edward.
Dopo un primo momento di terrore, gli abitanti del quartiere di Peggy scoprono che Edward è abilissimo nel creare sculture con i cespugli utilizzando le sue mani di forbice; in seguito Edward applicherà questo suo talento anche per creare sontuose acconciature per le vicine di casa. Non tutti, però, accoglieranno bene Edward: la fanatica religiosa Esmeralda è convinta che Edward sia il diavolo, mentre Jim, l’arrogante fidanzato di Kim, diventa geloso di lui. Intanto Joyce Monroe, una vicina di casa snob, prova a sfruttare il talento di Edward aprendo con lui un salone di bellezza: la donna cercherà inoltre di sedurlo, con risultati tragicomici. L’apertura del salone causerà però dei problemi, mettendo presto in luce l’ipocrisia del vicinato.
Intanto Jim, desideroso di comprarsi un furgone nuovo, approfitta dell’ingenuità di Edward facendogli scassinare con le sue lame le serrature delle porte della villa dei propri genitori. Il furto però va a monte, ed Edward viene ingiustamente arrestato: Kim è l’unica che si oppone all’arresto, ma viene portata via a forza da Jim. In prigione, uno psicologo che visita Edward capisce che è innocuo. Dopo aver scoperto che Edward è rimasto per tanti anni completamente solo, sostiene che, senza qualcuno che lo guidasse, non gli è mai stato dato alcun mezzo per distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Le piante dalle forme astratte, le acconciature dei cani e i tagli di capelli dei vicini dimostrano la sua immensa immaginazione, lasciando intuire che per Edward la realtà sia qualcosa di distorto. Il poliziotto lo guarda con compassione e, prima di lasciarlo andare, gli chiede di fare attenzione.
Purtroppo però, Joyce, furiosa per il rifiuto di Edward alle sue avances, lo accusa ingiustamente di tentato stupro.
Edward viene rifiutato ed evitato da tutti, tranne che dalla famiglia Boggs, che di conseguenza viene malvista dal vicinato. Kim, intanto, scopre che Edward ha accettato di aiutare Jim col furto solo perché a chiederglielo era stata lei: la ragazza si pente di averlo fatto finire nei guai, e comincia a provare della tenerezza nei suoi confronti. Durante la preparazione degli addobbi natalizi, Edward scolpisce la statua di ghiaccio di un angelo, producendo un getto di fiocchi di neve, sotto i quali Kim danza serenamente. Quando Jim la richiama, Kim si graffia inavvertitamente la mano con le lame di Edward; il ragazzo, geloso, accusa Edward di averla ferita volontariamente, ma Kim lo scaccia via e tronca la loro relazione. All’insaputa di questo Edward, furioso e offeso, vaga per il quartiere distruggendo le sue opere topiarie: i vicini, pensando che voglia far loro del male, chiamano la polizia, che si mette sulle sue tracce. Riflettendo con Kim, intanto, Peggy dice di essersi pentita di aver portato Edward nel paese e di essere stata troppo superficiale: la sua natura docile sarà sempre sopraffatta dall’ipocrisia cittadina, e la cosa migliore per lui sarebbe tornare alla villa.
Mentre Peggy e Bill escono a cercarlo, Edward ritorna a casa da Kim, e questa lo abbraccia; Jim, intanto, medita vendetta su Kim e torna indietro con la sua auto a tutta velocità, rischiando di investire Kevin: accortosi del pericolo, Edward salta addosso al ragazzino per spingerlo al sicuro, ma senza volerlo lo ferisce al volto con le lame, ferendo poi anche Jim che gli si avventa contro. I vicini che assistono alla scena si convincono però che Edward abbia attaccato di proposito Jim e Kevin. Arriva la polizia ed Edward scappa, rifugiandosi nel suo castello. Il poliziotto che lo aveva assistito in prigione, spara in aria alcuni colpi. Il vicinato insegue Edward e irrompe nei giardini del castello.
Kim raggiunge Edward alla villa, e i due si scambiano un momento di tenerezza; sopraggiunge però Jim, che li attacca con dei colpi di pistola: per difendere Kim, Edward lo infilza con le sue forbici e lo getta dalla finestra, dando ai cittadini l’impressione di averlo ucciso. Kim comprende che per salvare il suo amato dovrà abbandonarlo: dopo uno straziante addio, la ragazza corre dai vicini e dice loro che Edward è morto per il crollo del tetto, affermando che i due ragazzi si sono uccisi a vicenda. I cittadini sembrano provare rimorso, ma tornano ugualmente alle loro vite ipocrite.
Nel presente, la vecchia signora che raccontava la storia alla nipotina si rivela essere Kim, e finisce il racconto dicendo di non aver mai più rivisto Edward. Afferma anche di aver deciso di non tornare da lui alla villa, preferendo che Edward, immortale, la ricordi con il suo aspetto da giovane. Aggiunge però che, dalla sua comparsa al quartiere, ogni Natale cade la neve, cosa mai avvenuta prima: è Edward a far nevicare, scolpendo ogni inverno delle statue di ghiaccio con le sembianze di Kim, facendo piovere sulla città dei cristalli di ghiaccio per indicarle che neanche lui la dimenticherà mai.
RECENSIONE
Dalla mente geniale e “distorta” di Tim Burton nasce un film su un freaks, un uomo che al posto delle mani ha grosse forbici da giardiniere. “Edward mani di forbice” è un film a volte disturbante che, come stessa ammissione del regista, pesca dal cinema e dalla letteratura gotica riguardo gli esclusi per difetti fisici.
Film nato dai disegni d’infanzia del regista ci regala l’ultima interpretazione di un’attore amatissimo da Tim Burton, il grande e unico Vincent Price nel ruolo dell’inventore.
Certo è che “Edward mani di forbice” sciocca lo spettatore ma allo stesso tempo lo affascina, lo cattura nel suo mondo surreale, voluto e reso perfetto dal regista, che con abilità, ad un film che poteva in ogni momento diventare un horror, ha cucito su Edward una storia di amore e di ricerca di riscatto contro ogni pregiudizio umano facendo diventare il film un dramma a tinte rosa, una storia d’amore stile “La bella e la bestia”.
Assolutamente da vedere.
P.S.: Il film è una fiaba drammatica che ha per sfondo una visione esagerata del sobborgo americano e della tipica famiglia americana che vi abita. Combina intenzionalmente i cliché e gli stili cinematografici degli anni cinquanta, sessanta e ottanta. Il concetto e molti dei temi di “Edward mani di forbice” richiamano, fra l’altro, il romanzo gotico inglese, “Frankenstein” di Mary Shelley, ma anche la fiaba francese de “La bella e la bestia”.
Da sottolineare la presenza tra gli attori di Vincent Price, di cui il regista è sempre stato un gran estimatore (vedi il cortometraggio Vincent del 1982). Il film è l’ultimo in cui l’attore ha recitato.
Le origini di “Edward mani di forbice” si possono riscontrare nei disegni d’infanzia del regista Tim Burton, che rifletteva così i suoi sentimenti di isolamento e d’incapacità di comunicazione con le persone intorno a lui. Burton ha affermato che era spesso solo e aveva problemi a intrattenere amicizie. «Avevo la sensazione che le persone avessero semplicemente quest’impulso a lasciarmi da solo per qualche ragione, non so esattamente perché». Ha commentato anche che «questa cosa inconsciamente era connessa a un soggetto che voleva toccare, ma che non poteva; che era sia creativo che distruttivo». Burton ha affermato: «nel business cinematografico, nel successo, nella vita a Hollywood o nella mia infanzia, tre parole si ripetono con una regolarità […]: paura, pericolo e, più frequente di tutte, incorporeità. Così mi chiedo perché ogni cosa mi sembra incorporea?» Burton, infine, cita, a proposito del film, l’influenza di “Frankenstein” di Mary Shelley, del “Fantasma dell’opera” di Gaston Leroux, del “Notre-Dame de Paris” di Victor Hugo, di “King Kong” e de “Il mostro della laguna nera”.
| PERSONAGGI ED INTERPRETI Johnny Depp: Edward Winona Ryder: Kim Boggs giovane e anziana Dianne Wiest: Peggy Boggs Alan Arkin: Bill Boggs Anthony Michael Hall: Jim Kathy Baker: Joyce Monroe Robert Oliveri: Kevin Boggs Conchata Ferrell: Helen Caroline Aaron: Marge | Dick Anthony Williams: agente Allen O-Lan Jones: Esmeralda Vincent Price: inventore Susan Blommaert: Tinka Linda Perri: Cissy Biff Yeager: George Marti Greenberg: Suzanne Bryan Larkin: Max John McMahon: Denny John Davidson: presentatore televisivo Aaron Lustig: psichiatra del carcere |







