
Una panoramica sulle figure femminili della Commedia all’Italiana
La Commedia all’italiana è stata a lungo considerata un genere marcatamente maschile, dominato dai cosiddetti “Colonnelli” (Sordi, Gassman, Tognazzi, Manfredi, Mastroianni). Tuttavia, le donne nel cinema italiano di quegli anni non sono state semplici comparse o oggetti del desiderio. Al contrario, hanno interpretato il cambiamento più radicale e profondo della società italiana, incarnando le tensioni tra il vecchio mondo patriarcale e la spinta verso l’emancipazione.
Ecco una panoramica approfondita sulle figure femminili che hanno segnato il genere.
L’evoluzione della donna nella Commedia all’italiana
Il ruolo della donna si è evoluto di pari passo con la società, passando da vittima delle leggi arcaiche a motore cosciente del cambiamento culturale.
1. Le Muse e le Icone della transizione
Monica Vitti: La regina della commedia
Se la commedia ha avuto un “Quinto Colonnello” (o una prima Generalessa), quella è stata Monica Vitti. Dopo i ruoli drammatici e alienati con Antonioni, la Vitti rivoluziona il cinema comico dimostrando che una donna poteva essere bellissima, incredibilmente ironica, nevrotica e buffa allo stesso tempo.
• Il film manifesto: La ragazza con la pistola (1968) di Mario Monicelli. Qui interpreta Assunta Patanè, una donna siciliana che insegue il suo seduttore fino a Londra per ucciderlo (per “onore”) ma finisce per scoprire l’emancipazione, l’indipendenza e la libertà, rifiutando alla fine il matrimonio riparatore.
Stefania Sandrelli: L’innocenza maliziosa e la modernità
La Sandrelli ha dato corpo alle contraddizioni dell’Italia provinciale. I suoi personaggi uniscono una sensualità prorompente a una disarmante ingenuità, diventando spesso il catalizzatore delle ipocrisie maschili.
• I film manifesto: In Divorzio all’italiana (1961) e Sedotta e abbandonata (1964), entrambi di Pietro Germi, i suoi personaggi mettono a nudo la mostruosità del codice d’onore e del patriarcato meridionale. La sua Angela (in Divorzio) è l’oggetto del desiderio che spinge Mastroianni al crimine, ma è anche il ritratto di una giovinezza che reclama il diritto di scegliere chi amare.
2. Le grandi attrici del Neorealismo convertite alla Commedia
Sophia Loren e Silvana Mangano
Entrambe nate artisticamente con il Neorealismo, hanno saputo declinare la loro prorompente fisicità in ruoli di straordinaria intelligenza comica, spesso interpretando donne del popolo più sagge, pratiche e resilienti dei loro partner maschili.
• Sophia Loren: In coppia con Marcello Mastroianni (diretti da Vittorio De Sica in Ieri, oggi, domani del 1963 e Matrimonio all’italiana del 1964), la Loren incarna la donna che usa l’astuzia e la maternità come armi di riscatto sociale ed economico in un mondo dominato dagli uomini.
• Silvana Mangano: Nei film di Alberto Sordi (come Lo scopone scientifico, 1972), la Mangano rappresenta la dignità proletaria contrapposta al cinismo dei ricchi e alle illusioni infantili del marito.
3. Gli archetipi femminili nel genere
Il racconto della donna nella commedia si è snodato attraverso alcuni modelli chiave:
• La vittima ribelle: Donne intrappolate in contesti rurali o provinciali (spesso nel Sud Italia) che decidono di rompere l’omertà e le catene dei matrimoni combinati.
• La borghese nevrotica e consumista: Con il boom economico, la commedia (soprattutto in Dino Risi ed Ettore Scola) fotografa la donna urbana, schiava della moda, delle apparenze e delle nevrosi moderne, specchio della crisi della famiglia tradizionale.
• L’oggetto del desiderio irraggiungibile: Spesso incarnato da attrici straniere (come Catherine Spaak o l’iconica Anita Ekberg ne La dolce vita, pur non essendo strettamente commedia), rappresenta l’ossessione del maschio italiano medio, perennemente inadeguato di fronte alla modernità e alla liberazione sessuale.
Tabella: I volti femminili del cambiamento
Il limite dello sguardo maschile
È importante sottolineare che la Commedia all’italiana è stata scritta e diretta quasi esclusivamente da uomini (registi come Risi, Monicelli, Scola, Germi e sceneggiatori come Age, Scarpelli e Rodolfo Sonego).
Di conseguenza, la figura femminile è stata spesso filtrata attraverso lo sguardo maschile (male gaze): la donna era il “termometro” della crisi del maschio. Quando le donne cambiavano, diventavano più libere e indipendenti, l’uomo della commedia andava in crisi, mostrando tutta la sua fragilità, il suo egoismo e la sua incapacità di evolversi. Il merito di queste straordinarie attrici è stato quello di infondere umanità, spessore e una feroce verità a personaggi che, sulla carta, rischiavano di rimanere macchiette.




















