SCHINDLER’S LIST – LA LISTA DI SCHINDLER

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DATI FILMOGRAFICI

Titolo originale: SCHINDLER’S LIST
Lingua originale: INGLESE, TEDESCO, EBRAICO, POLACCO, LATINO
Paese di produzione: USA
Anno: 1993
Durata: 195 min.
Regia: STEVEN SPIELBERG
Genere: GUERRA, DRAMMATICO, BIOGRAFICO
Distribuzione: PRIME VIDEO

Giudizio: 85/100

TRAMA

«Chiunque salva una vita salva il mondo intero.» (Talmud babilonese)

Cracovia, Polonia, 1939. Poco dopo l’inizio della seconda guerra mondiale, gli ebrei polacchi che risiedono nei dintorni della città, a seguito dell’invasione della Polonia da parte della Germania nazista, sono obbligati a recarvisi per essere registrati e schedati. Il grande afflusso di persone induce l’imprenditore tedesco Oskar Schindler ad approfittare del divieto imposto agli ebrei di avere attività commerciali al fine di trovare il denaro necessario per impiantarvi un’azienda che produca pentole e tegami da fornire all’esercito tedesco.

La sua abilità nelle pubbliche relazioni lo porta in breve tempo a stringere rapporti prima con i vertici delle SS che amministrano il territorio occupato e con un giovane borsista nero (con l’incarico di reperire merci rare da utilizzare come regali, per ottenere i permessi necessari per iniziare la sua attività) e soprattutto, infine, con un contabile ebreo, Itzhak Stern, ex-amministratore di una fabbrica ed ora impiegato presso lo Judenrat di Cracovia, il Consiglio ebraico, il quale si incaricherà di reperire le somme necessarie per iniziare la nuova attività. Lo scetticismo del contabile nei suoi confronti è evidente ma, riscontrate le sue intenzioni e i possibili vantaggi che deriverebbero per i cosiddetti “investitori”, acconsente a farlo incontrare con alcuni investitori ebrei che gli forniranno il denaro necessario in cambio di merci da scambiare al mercato nero.

Esaurite le formalità burocratiche, viene inaugurata la Deutsche Emaillewarenfabrik (DEF), dove più di mille lavoratori ebrei, molti salvati dalla deportazione nei campi di concentramento dallo stesso Stern (tra i quali insegnanti, intellettuali o scrittori, ritenuti “non necessari” dalle autorità naziste), si recano ogni giorno a lavorare godendo di una posizione privilegiata rispetto alla maggioranza della popolazione ebraica, costretta a vivere in condizioni estremamente difficili all’interno del ghetto. Grazie a ciò, l’imprenditore inizia ad accumulare grandi quantità di denaro, grazie anche all’apertura, da parte dei tedeschi, del nuovo fronte verso est contro i sovietici.

La vita sembra essere avviata ad una sorta di stabilità, nonostante maltrattamenti ed esecuzioni sommarie da parte delle SS, fin quando giunge in città lo Hauptsturmführer Amon Göth, con l’incarico di avviare la costruzione del nuovo campo di concentramento di Kraków-Płaszów, nel quadro dell’Operazione Reinhard, e di liquidare l’eccedenza di persone ammassate nel ghetto di Cracovia. Schindler e una delle sue amanti, a cavallo, osservano con orrore da lontano le crudeltà che i nazisti stanno perpetrando. Pur non volendo assistere impotente al massacro che si svolge sotto i suoi occhi, Schindler deve anche subire l’arresto della sua attività, non potendo più utilizzare la manodopera che gli era stata concessa fino a quel momento.

Temendo per la fine dei propri affari e del proprio arricchimento, ma anche preoccupato per la sorte delle persone a cui ha cominciato ad affezionarsi, l’imprenditore modifica la produzione della fabbrica, convertendola da civile a militare, iniziando a produrre armamenti quali munizioni e granate, traendo beneficio dalla benevolenza, ben ricambiata, del comandante del campo e continuando in questo modo ad avere il sostegno delle SS e la loro protezione, ed allo stesso tempo reclutando ulteriore personale ebraico, tra i quali i figli degli internati, per preservarli dalle deportazioni.

Con l’approssimarsi delle truppe sovietiche, tuttavia, il comandante Göth riceve l’ordine da Berlino di riesumare e incenerire i resti degli ebrei assassinati nel ghetto, di smantellare il campo di Płaszów e di trasferire gli ebrei sopravvissuti nel campo di concentramento di Auschwitz, allo scopo di occultare le prove dello sterminio di massa. Schindler, raggiunto dalla moglie dopo un periodo di libertinismo, sembrerebbe intenzionato a smantellare la sua attività e a fare ritorno in Cecoslovacchia, suo paese natale, ma la sua coscienza gli suggerisce di “comprare” i suoi lavoratori, pagandoli uno ad uno a Göth, compilando insieme a Stern una lista di coloro che saranno salvati, per trasferirli nella zona di Zwittau-Brinnlitz, in Moravia, al riparo dal sicuro destino del cosiddetto “trattamento speciale”, ossia la soluzione finale, e solo allora il contabile prende totalmente coscienza di ciò che l’imprenditore sta realizzando.

Tutto sembra procedere bene, ma un errore burocratico modifica la direzione del treno su cui viaggiano le donne e i bambini, il quale, invece di seguire il convoglio precedente su cui viaggiavano gli uomini, arriva ad Auschwitz. Informato della notizia, Schindler accorre e, grazie a un’ulteriore corruzione, realizzata con la consegna di alcuni diamanti al comandante del campo Rudolf Höss, riesce ad ottenere la loro liberazione ed il loro trasporto a Zwittau-Brinnlitz, dove alle SS assegnate alla fabbrica viene fatto divieto di uccidere o di maltrattare i lavoratori. Riavviata la produzione, Schindler, pensando ingenuamente di accorciare la guerra, inizia a produrre proiettili non funzionanti, arrivando a comprare armamenti da altre industrie per rivenderli come suoi, finché il denaro finisce.

Terminata la guerra in Europa con la resa della Germania, Schindler, ancora membro ufficiale del Partito Nazista, deve allontanarsi precipitosamente al fine di evitare la cattura da parte dei soldati sovietici, non prima però di avere evitato l’ultimo inutile massacro da parte delle guardie tedesche, convinte, a dispetto degli ordini ricevuti, a fare ritorno a casa senza macchiarsi di un’inutile strage. Al momento del commiato, gli operai gli consegnano una lettera da esibire nel caso venisse catturato, con tutte le loro firme (più di mille) in cui spiegano che egli, un membro dei nazisti, è stato l’autore della loro salvezza; oltre alla lettera, gli donano anche un anello in oro forgiato di nascosto, su cui è incisa una citazione del Talmud, “Chiunque salva una vita salva il mondo intero”. Prima di allontanarsi dalla sua fabbrica, Schindler si mostra per la prima volta fortemente turbato per quanto accaduto: di fronte ai suoi ex operai, confida a Stern di aver sperperato un sacco di denaro che avrebbe invece potuto utilizzare per “comprare” dalla morte altre persone e ritiene di non aver fatto abbastanza. In questa scena, visibilmente turbato, pronuncia le celebri parole: “Avrei potuto farne uscire altri… Avrei potuto salvarne altri…”. Il saggio contabile però lo consola, ricordandogli che grazie a lui non andranno perse centinaia di generazioni di ebrei e affermando, invece, che si è spinto più in là di quanto un uomo, da solo, sarebbe stato in grado di fare in una situazione così orribile.

Partiti imprenditore e moglie, il gruppo di ebrei di Schindler passa la notte all’interno dei cancelli della fabbrica. Il mattino seguente, un soldato sovietico a cavallo annuncia loro la liberazione: alla domanda di Stern se siano rimasti ebrei in Polonia, il soldato tace mestamente e li informa che essi sono sgraditi sia a est sia a ovest, e consiglia loro di fermarsi nella città più vicina. Un epilogo rivela che Göth fu giustiziato per impiccagione e Schindler fallì sia negli affari che nel matrimonio dopo la guerra.

Nel presente (girato a colori), molti degli ebrei di Schindler sopravvissuti e gli attori che li interpretano visitano la tomba del vero Schindler (morto nel 1974 in Germania, e sepolto per suo volere presso il piccolo cimitero francescano cattolico vicino al sito della dormizione di Maria sul monte Sion, nella parte vecchia di Gerusalemme)[5] e posizionano pietre sulla sua lapide, seguendo il tradizionale segno di rispetto ebraico quando si visita una tomba. L’ultimo a visitare la tomba è lo stesso Liam Neeson (non inquadrato in volto) che depone due rose.

RECENSIONE

“Schindler’s List” è l’indiscusso capolavoro di Spielberg, un pugno nello stomaco, uno spaccato realistico e altamente drammatico su quello che successe tra il 1933 e il 1945, l’Olocausto.

Spielberg gira questo film combattendo con i suoi “fantasmi” e con le sue paure, con i drammi passati, girare il film costrinse il regista a confrontarsi con elementi traumatici della sua infanzia, come l’antisemitismo del quale era stato vittima.

Un film coraggioso, una dura condanna di quello che è stato e di come è stato permesso questo da chi sapeva e non intervenne mai.

Spielberg decide di girare il film in bianco e nero ad eccezione di quattro scene, dove la più emblematica (anzi le scene sono due), quella che ti entra dentro, è quella della bambina con il cappotto rosso con, alle sue spalle, centinaia di deportati e soldati tedeschi.

Il regista riempe il film anche di temetiche e simboli riferiti all’ebraismo e alla sempre presente guerra tra il bene e il male.

Che dire, un film che ognuno di noi dovrebbe vedere almeno una volta nella vita, soprattutto le nuove generazione a cui è stato fatto il lavaggio del cervello da una parte della politica facendogli credere altro rispetto a ciò che successe e che continua a succedere.

Assolutamente da vedere.

P.S.: Ispirata al romanzo “La lista di Schindler” di Thomas Keneally e basata sulla vera storia di Oskar Schindler, la pellicola permise a Spielberg di raggiungere la definitiva consacrazione tra i grandi registi, ricevendo ben 12 nomination agli Oscar e vincendo 7 statuette, tra cui quelle per il miglior film e la miglior regia. È considerato uno dei migliori film della storia del cinema.

Caratteristica saliente del film è quella di essere stato girato interamente in bianco e nero, fatta eccezione per quattro scene: la prima è la scena iniziale, in cui si vedono due candele spegnersi, così come, simbolicamente, la fiammella di altre due candele riacquista colore verso il termine della storia. La seconda e la terza scena in bianco e nero, dove appare una bambina con un cappotto, solo quest’ultimo colorato di rosso, dapprima durante il rastrellamento del ghetto, poi durante la riesumazione delle vittime. Infine, è interamente a colori la sequenza finale del film, quando, ai giorni nostri, vengono rispettosamente deposti i sassi sulla tomba del vero Oskar Schindler presso il cimitero di Gerusalemme.

Le riprese del film furono eseguite interamente a Cracovia e dintorni, nonostante girino alcune notizie infondate sul fatto che alcune scene sarebbero state girate a Leopoli, in Ucraina. Inoltre, inizialmente si vollero girare le scene al campo di concentramento di Auschwitz, tuttavia pare che, appena iniziate le riprese in tale luogo, si ruppe una cinepresa, e questo fu interpretato da Spielberg come un “segno”. La comunità ebraica, inoltre, si oppose al continuare ad usare indiscriminatamente Auschwitz come set per qualsiasi film sull’Olocausto. Fu infine scelto il campo di concentramento di Kraków-Plaszów, sebbene sia stato ricostruito su un finto set cinematografico, utilizzando le piantine originali del campo dell’epoca.

Tematiche e simbolismo:

Il bianco e nero
Il film affronta la tematica universale del bene contro il male, inquadrando il protagonista Schindler come un “tedesco buono”, in contrapposizione alla figura del malvagio e psicopatico Göth; Schindler si evolve gradualmente da sostenitore del regime e del partito nazista ad eroe salvatore di vite umane. Per Spielberg, la rappresentazione della realtà in bianco e nero rappresenta l’Olocausto stesso: «L’Olocausto fu vita senza luce. Per me il simbolo della vita è il colore. Per questo un film che parla dell’Olocausto deve essere in bianco e nero».

La bambina col cappottino rosso
Nonostante il film sia prevalentemente in bianco e nero, un cappottino rosso è utilizzato per distinguere dalla massa una bambina durante la scena della liquidazione del ghetto di Cracovia. Più avanti, nel film, Schindler vede il cadavere della stessa bambina, riconoscibile solo dallo stesso cappotto che indossa. Spielberg riferì che l’idea era da intendersi come simbolo di quanti, ai più alti livelli del governo statunitense, erano consapevoli del massacro degli ebrei in atto in Europa ma non fecero nulla per impedirlo. A tal proposito Spielberg dichiarò: «Era evidente come una bambina con un cappotto rosso che cammina per la strada, ma nessuno pensò di bombardare le linee ferroviarie tedesche. Nulla fu fatto per fermare… l’annientamento degli ebrei europei. Quindi questo è il mio messaggio nel lasciare quel particolare del film a colori».
Il dettaglio rosso in un film in bianco e nero è anche, probabilmente, un omaggio a Akira Kurosawa, che aveva già usato questo espediente in “Anatomia di un rapimento” (天国と地獄?, Tengoku to jigoku) del 1963.

Candele
La scena d’apertura del film mostra una famiglia ebrea durante la celebrazione dello Shabbat. Spielberg disse che “iniziare il film con l’accensione delle candele… con la celebrazione di un normale Shabbat era come rappresentare la quiete prima della tempesta che travolse gli ebrei”. Quando il colore sfuma nei momenti iniziali del film, lascia il posto a un mondo dove il fumo simboleggia i corpi bruciati ad Auschwitz. Solo alla fine, quando Schindler permette ai suoi operai di effettuare i preparativi per lo Shabbat, l’immagine della candela torna ad ardere, infondendo calore. Per il regista, esse rappresentano “un bagliore di speranza”.

Riferimenti all’ebraismo e alla cultura ebraica
La tag-line del film “Colui che salva una sola vita salva il mondo intero” è una frase del Talmud babilonese, esattamente citata nel trattato Sanhedrin, 37a; uno dei primi editori ebrei del Talmud, Soncino (IV secolo), tradusse:
«Per questa ragione l’uomo fu creato solo, per insegnarti che chiunque distrugge una singola anima di Israele, la Scrittura gli imputa [la colpa] come se avesse distrutto un mondo intero; e chiunque preserva una singola anima di Israele, la Scrittura gli ascrive [il merito] come se avesse preservato un mondo intero»

Il titolo originale del film ha un curioso doppio significato bilinguistico: in inglese infatti “Schindler’s list” significa “La lista di Schindler”, mentre in lingua yiddish (la lingua ebraica parlata dalle comunità ebraiche dell’est Europa) i termini “Schindler’s list” si traducono in “Il trucco di Schindler”. La lingua tedesca, notoriamente simile allo yiddish, conferma questa interpretazione: “Liste” sta per “lista”, “elenco”, mentre “List” per “astuzia”, “furbizia”, da cui l’aggettivo “listig”: “scaltro”, “astuto”. La traduzione Il trucco di Schlinder, oltre che dal tedesco listig, potrebbe derivare anche dalla parola russa lisà (volpe), da cui l’aggettivo lìsjy (volpino, furbo) e per derivazione semantica aver dato vita alla parola trucco: lo yiddish, oltre a parole di origine tedesca, ha molte parole di origine slava, essendosi particolarmente sviluppato in Polonia e in Russia.

PERSONAGGI ED INTERPRETI

Liam Neeson: Oskar Schindler
Ben Kingsley: Itzhak Stern
Ralph Fiennes: Amon Göth
Caroline Goodall: Emilie Pelzl / Schindler
Jonathan Sagall: Poldek Pfefferberg
Embeth Davidtz: Helene Hirsch
Malgorzata Gebel: Victoria Klonowska
Shmuel Levy: Wilek Chilowicz
Mark Ivanir: Marcel Goldberg
Beatrice Macola: Ingrid
Andrzej Seweryn: Julian Scherner
Friedrich von Thun: Rolf Czurda
Krzysztof Luft: Herman Toffel
Harry Nehring: Leo John
Norbert Weisser: Albert Hujar
Adi Nitzan: Mila Pfefferberg
Michael Schneider: Juda Dresner
Miri Fabian: Chaia Dresner
Anna Mucha: Danka Dresner
Jacek Wójcicki: Henry Rosner
Beata Paluch: Manci Rosner
Piotr Polk: Leo Rosner
Ezra Dagan: Menasha Levartov
Beata Deskur: Rebecca Tannenbaum
Rami Heuberger: Josef Bau
Uri Avrahami: Chaim Nowak
Adam Siemion: Adam Levi
Magdalena Dandourian: Nuisa Horowitz
Paweł Deląg: Dolek Horowitz
Henryk Bista: Mr. Löwenstein
Wojciech Klata: Lisiek
Elina Löwensohn: Diana Reiter
Bettina Kupfer: Regina Perlman
Jochen Nickel: Wilhelm Kunde
Grzegorz Damiecki: Sergente Kunder
Alexander Held: burocrate SS
Lidia Wyrobiec-Bank: Clara Stenberg
Hans-Michael Rehberg: Rudolf Höss
Daniel Del Ponte: Josef Mengele

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